Il Tirreno

Lucca

il nottolini oggi 

L’acquedotto monumentale non merita tutta questa incuria

Luca Signorini

La maestosa opera reclama maggiori attenzioni e potrebbe essere valorizzata con percorsi attrezzati, palestre a cielo aperto, spazi per i picnic  

3 MINUTI DI LETTURA







È una maestosa opera ingegneristica, patrimonio di un territorio, di una regione. Chi ci corre a fianco, negli stradelli sterrati, di ghiaia, in alcuni tratti d’asfalto, è minuscolo sotto l’imponenza dei 459 archi in pietra e laterizio che si elevano per dodici metri in altezza. Sono come giocattoli le auto che transitano nelle vie “disegnate” tra i pilastri. Fa impressione il confronto tra la mole del monumento e quella dei casolari che si trovano dirimpetto, paralleli, distanti 3-4 metri, è un’immagine frequente nella campagna capannorese.

Il Nottolini lo conoscono tutti, o perlomeno tutti ne hanno sentito parlare. Il suo biglietto da visita - e non è il migliore - è la Firenze Mare: proprio per realizzare il raddoppio dell’autostrada, nei primi anni Sessanta, l’acquedotto venne privato di cinque pilastri, rasi al suolo per fare posto al progresso. E ancora oggi l’A11 continua a reclamare il suo spazio: lo si nota dalle grandi impalcature in ferro che sorreggono gli archi subito a nord e a sud della strada a grande comunicazione, da più di cinquant’anni sollecitati costantemente dalle vibrazioni di auto e camion, oscillazioni continue, che ne mettono a rischio la stabilità.

È un peccato vedere il monumento non nel suo massimo splendore, per incuria e scarsa attenzione. Il tempietto di San Concordio, che ne individua la conclusione subito alle spalle della stazione ferroviaria di Lucca, è il particolare che fotografa il generale. Circondato com’è da transenne e impalcature. Tutt’intorno una rete lo cinge, impedendo l’accesso per ovvi motivi di sicurezza. Il verde rampicante fa per avvolgerlo, quasi non si distingue a dovere la sua struttura. Ciuffi d’erba crescono sulla sua base. È malandato, cadente. Di fronte, c’è uno stabile abbandonato, decorato da scritte con bomboletta spray.

Va parecchio meglio al tempietto di Guamo, nel comune di Capannori, circa quattro chilometri a sud, dove l’acquedotto comincia, tagliando i terreni in linea retta. Non che la storica cisterna brilli per decoro, con le mura in pietra macchiate dal tempo, scolorite, piene di muschio. Ma almeno la trascuratezza può essere messa in secondo piano dalla decente condizione delle prime arcate, dal percorso nella natura fino “alle parole d’oro”, la fonte ai piedi del Monte Pisano dove viene prelevata l’acqua, dal percorso trekking segnalato, dove si avventura qualche camminatore, altri che ne approfittano per un po’ di footing.

Viaggiando lungo l’acquedotto si notano le arcate scrostate, qualche transenna e cartelli di divieto. Sono frequentate le fontanelle (come a Guamo e a Verciano, per esempio), dove i residenti della zona arrivano con le casse d’acqua da riempire. Ma la presenza umana finisce qui, eppure il monumento ha tutti i contorni per essere una meta imperdibile per i visitatori delle nostre terre, a maggior ragione stranieri. E pure si presta ad escursioni a piedi o in bicicletta, percorsi nella natura, trekking per famiglie. Se solo il suo tracciato fosse tenuto come si dovrebbe, magari con spazi per i picnic, attrezzi per l’attività sportiva a cielo aperto dove l’ambiente lo consente, non certo quando l’acquedotto fa il suo ingresso a Lucca, tra le case di Santa Maria del Giudice. E proprio questa è forse la sua parte peggiore e meno curata, dove c’è urbanizzazione. Che culmina con lo scempio del tempietto di San Concordio. —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa