Finanza
Fatture false a Bacci In due a processo
Imprenditori del Pistoiese accusati per oltre 200.000 euro Uno dei due già condannato per gli spari contro la Ab Florence
lucca. Avrebbero preparato fatture false a favore dell’azienda Coam Srl di Andrea Bacci, imprenditore fiorentino già assai vicino a Matteo Renzi ed ex presidente della Lucchese calcio, per consentirle di abbattere gli utili sociali e, di conseguenza, pagare meno imposte. Per questo motivo sono stati rinviati a giudizio Pasquale D’Alterio, 47 anni residente a Chiesina Uzzanese e Ciro Cardone, 43 anni di Pistoia, amministratori della cooperativa Fcm di Altopascio. Lo stesso D’Alterio è già stato condannato in primo grado a sei anni e nove mesi di reclusione, insieme a Giuseppe Raffone (per lui pena di sette anni e mezzo) per l’episodio del 23 gennaio 2017, con gli spari contro l’azienda dello moglie di Bacci, la AB Florence di Scandicci.
Una vicenda che si disegna nell’intreccio di rapporti fra la Coam e la Fcm. Per il crac della prima Bacci ha patteggiato a marzo due anni di reclusione per bancarotta, ricorso abusivo al credito e falso in bilancio. Nello stesso procedimento Fabio Bettucci, amministratore di diritto della Coam, ha patteggiato un anno e mezzo. Secondo la magistratura fiorentina, l’investimento della Coam nella Lucchese (della quale possedeva il pacchetto di maggioranza) dal 2013 al 2016, cifrato in 1.140.000 euro, sarebbe stato una distrazione antieconomica e in un settore estraneo all’oggetto sociale della Coam, considerando anche il fatto che la Lucchese aveva seri problemi di conti già dal 2013. Inoltre, tra il 2012 e il 2016 la Coam sarebbe stata inoltre spogliata di circa 1.400.000 euro, denaro distratto a favore di Bacci o comunque dissipato in lavori edili, mai pagati, su immobili di sua proprietà.
È a questo punto che interviene la Fcm di Altopascio, specializzata nella posa in opere delle pavimentazioni. Per la procura di Lucca, questa azienda avrebbe emesso oltre 200.000 euro di fatture false (comportandosi come una società “cartiera”) per far pagare meno tasse alla Coam di Bacci. Per questo i due imputati finiranno davanti al giudice nella prima udienza fissata per il prossimo 3 settembre.
L’intreccio fra la società di Bacci e la Fcm, però, ha anche un altro risvolto: quello degli spari contro la Ab Florence.
Secondo quanto emerso nel processo di primo grado D’Alterio e Raffone, ritenuti i mandanti dell’intimidazione, sostenevano di avere un credito di 270.000 euro proprio nei confronti della Coam. Per gli investigatori, Bacci e Bettucci, a novembre 2016 avevano raggiunto un accordo per saldare una parte del loro debito con la Fcm. L’accordo saltò quando la procura fiorentina, a dicembre di quell’anno, chiese il fallimento per bancarotta fraudolenta della stessa Coam. A questo punto, dopo aver capito che non avrebbe avuto nulla da Bacci, D’Alterio si sarebbe accordato con Giuseppe Raffone, chiedendo il suo intervento per recuperare i soldi. Prima partirono le telefonate di minaccia. Poi, il 23 gennaio del 2017, il culmine dell’estorsione, con la mattina gli spari contro l’auto di Bacci e la sera quelli contro l’insegna e la vetrata dell’azienda. Dopo gli spari contro la pelletteria, alla Fcm sarebbero arrivati circa 60mila euro direttamente da un’azienda che doveva questa cifra alla Coam. Poi l’operazione della Guardia di finanza e il processo con le condanne dei due. —
L.C.
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