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Tassa di soggiorno, incassi raddoppiati «Ma la caccia al sommerso continua»

Barbara Antoni

Nel primo trimestre 2019 l’introito è di 146.000 euro, contro i 71.000 dello stesso periodo di un anno fa

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Comicia a portare risultati la caccia agli abusivi nel settore dell’accoglienza turistica. Lo confermano i numeri della tassa di soggiorno versata nel primo trimestre 2019, pari a 146.000 euro contro i 71.000 dello stesso periodo di un anno fa, il primo trimestre 2018. Un importo più che raddoppiato, che si deve prevalentemente all’ingresso tra le attività ricettive ufficiali dei proprietari degli appartamenti affittati ai turisti attraverso il portale AirBnb Ireland. La decorrenza dell’accordo, a cui la giunta comunale di Lucca diede il suo via libera a giugno dello’anno scorso, è scattata a tutti gli effetti dal primo ottobre 2018.

L’obiettivo era chiaro: intercettale irregolarità, anche inconsapevoli, negli affitti ai turisti, riducendo il numero di sanzioni ma aumentando l’introito da tassa di soggiorno, poi reinvestiti dall’amministrazione comunale in vari settori: dalla cultura al turismo al miglioramento del territorio.

L’amministrazione comunale però non intende fermarsi qui. Come annuncia l’assessore al turismo Stefano Ragghianti. «Stiamo continuando a lavorare alla regolarizzazione di quel lungo processo che riguarda l’emersione delle locazioni turistiche - spiega infatti -. Passare dai 71.000 euro di tassa di soggiorno versata nel primo trimestre 2018 ai 146.000 del primo trimestre di quest’anno qualcosa significa. Anche se per la maggior parte l’aumento è riconducibile all’ingresso delle locazioni attraverso AirBnb negli immobili gravati da tassa di soggiorno. Secondo i calcoli eseguiti dai nostri uffici, su 146.000 incassati per gennaio, febbraio e marzo 2019, 60.000 provengono dagli affitti attraverso AirBnb. C’è comunque anche una parte di aumento che proviene da altri settori della ricettività ordinaria», come case vacanze, bed & breakfast e altro.

Un altro dato è significativo a questo proposito: il fatto che, spiega ancora Ragghianti, «nel periodo compreso tra inizio 2019 e la metà di aprile, il nostro ufficio ha registrato nel settore dell’accoglienza turistica 164 nuove strutture in generale, in parte provenienti da AirBnb ma anche da altre tipologie di ricettività».

La pratica ormai consolidata dei controlli, evidentemente, ha messo in allarme chi sapeva di non essere in regola. «Questo perché - aggiunge l’assessore al turismo - abbiamo messo a punto un meccanismo di segnalazione alla polizia municipale di tutte quelle situazioni di apparente anomalia che vengono scoperte o che ci vengono indicate. A partire da qui, viene avviata una procedura di incrocio tra gli annunci di ospitalità turistica trovati sul web con le attività che abbiamo registrato». E se vengono ravvisate anomalie, la prima conseguenza che scatta sono le multe agli operatori turistici irregolari. Le sanzioni che riguardano gli affitti non dichiarati tramite AirBnb vanno da un importo minimo di 50 a un massimo di 200 euro. —

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