Il Tirreno

Lucca

Cuoco ucciso, fumano e vanno a dormire con il morto sul pavimento

Luca Tronchetti
Cuoco ucciso, fumano e vanno a dormire con il morto sul pavimento

Lucca, autentica mattanza con sangue in ogni stanza nell’appartamento di via del Toro. Una violenza inaudita causata anche dall’elevato tasso alcolico dei tre cingalesi

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LUCCA. Un omicidio frutto del degrado con la vittima lasciata morire sul pavimento dell’appartamento affittato al civico 21 di via del Toro dai suoi connazionali che qualche giorno prima aveva ospitato in subaffitto. Un delitto per ora senza un movente e che, forse, un movente non ce l’ha. Semplicemente perché l’autentica mattanza è il risultato dell’alcol assunto dai tre protagonisti: il morto e i suoi carnefici. Sbronzi e per questo incapaci di controllare le loro azioni.

Forse, ma a dirlo saranno gli ulteriori accertamenti del medico legale, Roshan Silva Kalukankanamalage, il cuoco ed ex militare di 50 anni, ucciso nella notte tra il 16 e il 17 aprile è morto agonizzante. Poteva essere salvato se i suoi coinquilini Gayan Chaturanga Warnakulasuriya Mudianselage, 28 anni, ex militare e richiedente asilo e Samit Gayan Poruthotage Fernando, 36 anni, in regola con il permesso di soggiorno e cuoco alla trattoria Tre Merli, avesse chiamato un’ambulanza subito dopo la violentissima colluttazione.

Invece al termine di un autentico combattimento senza esclusione di colpi, con una sedia fracassata e un piatto rotto in testa all’ex cuoco oltre a calci e pugni assestati in ogni parte del corpo, i due extracomunitari prima sono usciti a fumare una sigaretta e poi si sono messi a dormire come se niente fosse accaduto. Come se la vittima, che dopo qualche disperato tentativo di rialzarsi aggrappandosi alle coperte e al materasso è rimasta prona sul pavimento con il sangue sparso ovunque perdendo prima i sensi e poi la vita, fosse solo svenuta o stesse anch’essa dormendo un po’ per la sbornia e un po’ per le botte ricevute. Ma se i due indagati per omicidio volontario in concorso fossero stati davvero inconsapevoli del delitto di cui si erano macchiati non avrebbero cercato, in maniera maldestra e prima di coricarsi per smaltire la sbronza, di cancellare in parte le tracce nascondendo sotto il letto i vestiti intrisi del sangue di Roshan Silva, cercando di ripulire il bagno con il mocio dopo che il più anziano dei due si era fatto una doccia.

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LA DIFESA ORIGINARIA

Prima dell’interrogatorio Samit Gayan, che parla italiano, si era difeso di fronte alle domande della polizia. «Era un uomo violento: ci ha aggredito e noi ci siamo dovuti difendere». A giudicare dalle numerose ferite da arma da taglio provocate dalle schegge di legno della sedia e dai cocci di piatti frantumati (una profonda ferita con copiosa perdita di sangue sull’avambraccio sinistro e una vistosa alla nuca con capelli rimasti attaccati alla superficie) la «legittima difesa» è un’ipotesi che non regge.

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L’ORARIO DEL DECESSO

Se i futili e abbietti motivi potrebbero essere la causa dell’omicidio, l’orario della morte dell’ex militare da 15 anni residente in città, potrebbe aggirarsi tra l’1,45 e le 3. Per la polizia i coinquilini sono rincasati poco dopo l’una e quaranta. Il loro ingresso è registrato da una telecamera di videosorveglianza. Pochi minuti dopo nell’appartamento inizia la furibonda lite con i vicini che si affacciano alle finestre e un passante che sosta di fronte alla casa e alza la testa per sentire da dove provengono le grida di aiuto. Alle 2,30 i due cingalesi escono e si fumano una sigaretta accanto a palazzo Mansi in via Galli Tassi con il più giovane, che vomita per il troppo alcol ingerito, sorretto a braccio dall’altro. Alle 3 rientrano nella casa dove Roshan Silva forse è già morto.

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