Lutto
Romano Pieri, da pastore a scrittore «Ho coronato il sogno di una vita»
lucca. «Avevo appena superato l’esame di 5° elementare, potevo guardare al futuro, che per me significava proseguire gli studi e diventare qualcuno. Magari uno storico, un letterato o un ingegnere. Oppure un cantante, perché amavo tanto la musica e, a dire il vero, avevo anche una bella voce. Ma giunsi davanti casa e i miei sogni svanirono, perché ad accogliermi trovai mio padre e 15 pecore, capii qual era il mio destino e chinai il capo. Non sarei andato all’università e non avrei frequentato il conservatorio. Adesso che ero diventato “grande” dovevo dare una mano in casa e aiutare la famiglia. Trattenni le lacrime, mentre il magone mi stringeva la gola».
Inizia così Romano Pieri, classe 1939, a raccontare la sua vita e le speranze che si sono infrante, che però non gli hanno impedito di realizzarsi nel lavoro e costruire una bella famiglia. Per frequentare la scuola ogni giorno percorre tra i boschi un’ora all’andata e una al ritorno da Cascavecchia, una minuscola frazione montana di Pescaglia, dove viveva con la famiglia, fino a Trebbio. Ma non era un sacrificio, perché quelle erano le basi per il suo futuro. Che però mai avrebbe immaginato a pascolare le pecore. Deluso, ma non rassegnato a quella vita, il piccolo Romano si rimboccò le maniche, continuando a coltivare il sogno di diventare scrittore che avrebbe realizzato soltanto prossimo agli ottant’anni. Amava scrivere e aveva fantasia, ma questo non portava il pane a casa. Approfittava delle pause al pascolo per scrivere qualunque cosa su pezzetti di carta che poi metteva in un sacco e nascondeva. Lo stesso faceva con brandelli dei ballini di cemento quando aiutava il padre a costruire la stalla. «Lasciato il gregge - prosegue Romano - cominciai a lavorare la terra, poi arrivò il servizio militare con gli alpini, dove spesso intrattenevo compagni e superiori cantando canzoni e stornelli. Ogni tanto la mente correva a quel sacco di “pizzini” tutti numerati per ricordarne la cronologia che alla prima licenza recuperai e ricomposi dattiloscritti con l’aiuto di un commilitone». Tornò al lavoro nei campi e nel ’63 arrivò il matrimonio con Giovanna Bandieri, una ragazza del paese, un anno dopo sarebbe nata Marzia. La vita cominciò a sorridere quando i coniugi Pieri presero a lavorare nel settore calzaturiero che permise anche l’acquisto di un appartamento a Viareggio.
Adesso Romano poteva liberare la propria vanità e permettersi di sfoggiare abiti, cravatte e cappelli nuovi che ancora oggi riempiono il suo guardaroba. Ma quel libro era sempre un pensiero fisso. Anche la figlia si era commossa leggendo il racconto di tanti momenti di vita del padre. Finché nel febbraio 2012 Romano incontra l’amico Gianluca Stelletti che lo convince a pubblicare quel volume. “I miei scritti” uscì nel 2017 e fu il coronamento del sogno di una vita. Subito dopo arriva “Dalla zappa alla penna” e qualche settimana fa, con l’aiuto di Stefano Giusti, è uscito “Convalle e i suoi abitanti” in cui, con centinaia di vecchie foto, sintetizza la storia delle famiglie del paese dagli anni ’40 ai ’70. «Finalmente ce l’ho fatta, anche se a questa età», commenta Romano che ci accoglie nella sua casa, dove trascorre le giornate “smanettando” sul computer e programmando il nuovo libro in cui racconterà la storia degli abitanti di Villabona di Pescaglia, che uscirà in autunno. —
Rossella Lucchesi
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