Il Tirreno

Lucca

DELITTO IN CENTRO STORICO 

Il cuoco ucciso con una sedia di legno dopo un furibondo litigio a mezzanotte

Luca Tronchetti
Il cuoco ucciso con una sedia di legno dopo un furibondo litigio a mezzanotte

Il gip conferma la custodia in carcere per i due connazionali della vittima trovati con le mani sporche di sangue

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Una sedia in legno intrecciata fracassata in più parti e con alcuni pezzi acuminati e appuntiti usati come se fossero un coltello potrebbe essere l’arma del delitto. Perché su quelle schegge dei resti di una seggiola - sequestrata dalla polizia - sono state rinvenute tracce compatibili con il gruppo sanguigno di Roshan Silva Kalukankanamalage, 50 anni, il cuoco cingalese ed ex militare ucciso nella notte tra il 16 e il 17 aprile nel suo appartamento di via del Toro al numero 21. Ma sul corpo senza vita dell’extracomunitario - trovato dalla polizia riverso a terra sul pavimento della camera da letto - sono state riscontrate non solo profonde ferite da arma da taglio alla regione temporale e dorsale e al braccio sinistro proteso a difesa degli aggressori. Ma anche ecchimosi, contusioni ed escoriazioni alla testa e al torace e fratture costali multiple. Oltre ai già citati segni di afferramento al collo conseguente da un tentativo di soffocamento. Tutte lesioni che, almeno in apparenza, prese singolarmente non dovrebbero causare il decesso. A meno che la morte del cuoco non sia stata causata da un’emorragia interna provocata proprio dalla violenza cieca e dalle botte ricevute da due indagati di omicidio volontario in concorso. Fondamentale per stabilire la causa esatta del decesso sarà l’autopsia eseguita stamani dal medico legale Stefano Pierotti. Un tassello per il proseguo delle indagini, ma che da solo non è in grado di spiega il movente del delitto. Anche perché i due cingalesi detenuti nel carcere di San Giorgio non collaborano con gli inquirenti. Gayan Chaturanga Warnakulasuriya Mudianselage, 28 anni, lavapiatti in un ristorante in piazza Anfiteatro e Samit Gayan Poruthotage Fernando, 36 anni, dipendente di un ristorante in via Anfiteatro non parlano nonostante l’ausilio di un interprete di lingua inglese. Nell’udienza di convalida di fronte al gip Simone Silvestri i connazionali della vittima, difesi rispettivamente dai penalisti Veronica Nelli e Paolo Mei, si sono avvalsi ancora una volta della facoltà di non rispondere. L’udienza di convalida si è protratta per oltre un’ora al termine della quale il gip non ha convalidato il fermo per l’assenza del pericolo di fuga. Ma ha ugualmente disposto la misura cautelare in carcere per i due indagati di omicidio volontario in concorso per i gravi indizi di colpevolezza emersi dagli atti depositati dal pubblico ministero Salvatore Giannino.

Dagli accertamenti eseguiti dalla squadra Mobile diretta dal commissario Silvia Cascino, i due cingalesi hanno cenato fuori e sono rientrati nell’appartamento al civico 21 di via del Toro poco prima della mezzanotte. Erano entrambi su di giri - il lavapiatti appena sottoposto a fermo del pm è risultato di gran lunga positivo all’alcoltest - e hanno iniziato a litigare con Rosha Silva. Una scena che si ripeteva spesso anche per il carattere violento della vittima. Alcuni vicini - sentiti a sommarie informazioni dal pm e dalla polizia - hanno raccontato di aver udito nitidamente verso mezzanotte le urla di persone che litigavano provenire dall’appartamento dei cingalesi. E con le grida anche il rumore di oggetti che andavano in frantumi. Ad un tratto uno strillo più acuto e poi di colpo il silenzio assoluto.

Oltre al movente è ancora nebulosa la figura di Fiona Sherien Grigson, 55 anni, ex badante e compagna della vittima. Non è indagata, ma gli inquirenti vogliano capire chi le telefonò a mezzanotte quando si trovava al pronto soccorso del San Luca per la presunta aggressione del convivente poi ucciso avvenuta verso le 22,30. Uno dei due connazionali in carcere per l’omicidio volontario? Lei aveva telefonato al 118 e un’ambulanza l’aveva portata in ospedale alle 22,36 prima dell’arrivo dei carabinieri alle 22,40. Ai sanitari aveva spiegato di essere stata aggredita anche se sul corpo non c’erano tracce di lesioni. Attraverso il percorso di accoglienza del Codice Rosa, riservato alle vittime di violenza, viene trattenuta in ospedale sino alle 7 del mattino seguente. Ma verso la mezzanotte riceve quella telefonata oggetto di accertamenti. Dimessa, l’ex badante si reca in questura per presentare denuncia secondo il protocollo vigente e racconta ai poliziotti di aver saputo dalla telefonata di un amico che nell’appartamento dove vive con il suo compagno c’è stata un’aggressione. Sono le 9 del 16 aprile quando una volante accompagna la donna a casa e scopre il cadavere di Rosha Silva. —



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