Il Tirreno

Lucca

L’INCHIESTa 

Il pm chiede il processo per l’ex presidente di Gesam Energia

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LUCCA. Un anno e mezzo fa i rappresentanti di Lucca Holding, Gesam spa e Gesam Energia presentarono un esposto alla procura della Repubblica nei confronti di Giovanni Magnani, l’ex presidente della società che si occupa della gestione dell’illuminazione pubblica e del riscaldamento negli edifici di proprietà di palazzo Orsetti. L’inchiesta riguarda gli accordi che l’allora presidente di Gesam Energia prese – per il Comune in piena autonomia e senza l’ok del consiglio di amministrazione – con una ditta di San Miniato alla quale commissionò la realizzazione di un pirogassificatore, un impianto che produce energia bruciando legno, nella zona di Pescaglia. Il tutto corredato dal versamento di una caparra di 80mila euro sul milione e mezzo di costo dell’impianto, che sarebbero lievitati a oltre tre con le opere civili. La vicenda emerse nel febbraio del 2016, al termine di una scoppiettante conferenza stampa, in cui Magnani lanciò strali contro il Comune sulle partite dare-avere all’interno dei bilanci e sul contratto Sinergo. Mancati introiti che – a detta dell’allora presidente – avrebbero sgonfiato il fatturato di Gesam Energia, determinandone la svalutazione in vista della “scissione asimmetrica” del gruppo Gesam, partecipato dal Comune (60%) e Toscana Energia (40%).

Diciotto mesi dopo il procuratore Pietro Suchan e il sostituto Piero Capizzoto hanno chiuso le indagini chiedendo il processo per Giovanni Magnani accusato di abuso d’ufficio. Già a livello della società municipalizzata era stata avviata nei confronti dell’ex presidente un’azione di responsabilità riguardo la sottoscrizione di quel contratto, che poi aveva portato alla sua rimozione dall'incarico, con polemiche politiche che si sono trascinate per mesi. Le accuse maggiori a Magnani erano state rivolte dalla Lucca Holding che attraverso l'allora amministratore Bortoli aveva sostenuto che quel contratto era stato sottoscritto «senza alcun rispetto per le procedure previste dalle legge e senza aver mai ricevuto l’autorizzazione del consiglio di amministrazione da lui presieduto». Adesso la palla passa al gup che deciderà a maggio. —

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