Finanza
Botte agli agenti per avere il pallone Detenuto a processo
Chiede il rito abbreviato un giovane appassionato di calcio accusato di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale
Vuole giocare a pallone durante l’ora d’aria. Una passione viscerale quella del giovane marocchino Meher Souya, domiciliato a Pisa, ma detenuto nel penitenziario di San Giorgio per problemi legati agli stupefacenti. È il 9 ottobre 2018 e l’immigrato si dirige verso il cancello e chiede con insistenza ad un sovrintendente di poter avere il pallone da calcio. Sono passate da poco le 13 e l’agente di polizia penitenziaria cerca la sfera di cuoio, ma non lo trova. Non si aspetta la reazione scomposta del detenuto. Prima l’extracomunitario, in carcere per reati di droga, inizia ad urlare e sbraitare. Ma quanto il sovrintendente lo invita a calmarsi per tutta risposta si ritrova lungo e disteso a terra a causa di una spinta inattesa seguita ad un calcio nello stinco della gamba destra. Alla scena assistono altre guardie carcerarie che vanno in soccorso del collega. Ma il primo agente che cerca di bloccarlo riceve una gomitata al costato. Come in trance agonistica e come se fosse su un campo di calcio dove sta avvenendo una rissa tra giocatori di squadre differenti, l’immigrato continua nella sua protesta per quel pallone che non c’è. Minaccia e colpisce alla mano anche un terzo agente di custodia prima di essere definitivamente bloccato e ridotto a più miti consigli. Morale? Tre esponenti delle forze dell’ordine costretti a recarsi al pronto soccorso. Il primo con un politrauma e una prognosi di 5 giorni, il secondo con una contusione alle costole e una prognosi di 3 giorni e il terzo con una contusione alla mano sinistra e una prognosi di 5 giorni. Nei confronti di Meher Souya scatta la denuncia per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.
Ieri mattina di fronte al giudice dell’udienza preliminare Antonia Aracri il legale dell’indagato ha chiesto per il suo assistito - attualmente posto in libertà - di poter usufruire del rito abbreviato che è stato fissato il 15 luglio.
La vicenda venne stigmatizzata dal sindacato di polizia penitenziaria con un comunicato che ricordava le difficoltà degli operatori costretti a lavorare in un carcere ormai obsoleto. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
