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La medaglia di Lucca a Edda Bresciani prima donna in Italia docente di Egittologia

luca signorini
La medaglia di Lucca a Edda Bresciani prima donna in Italia docente di Egittologia

La studiosa e archeologa oggi è professore emerito a Pisa. «I miei fiumi sono il Serchio, l’Arno, il Nilo». Parla della sua vita, poi saluta in arabo 

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il riconoscimento

luca signorini

In principio, l’aneddoto più divertente. Per rimarcare come Edda Bresciani, 89 anni, archeologa di chiara fama, tra le massime autorità dell’egittologia mondiale, sia tutt’altro che seriosa, formale. «Nei primissimi anni di scavo a Medinet Madi, in quel remoto luogo nel deserto sud occidentale del Sahara, gli abitanti dei villaggi erano lontani da ogni medico, ambulatorio od ospedale – racconta - tra i membri della missione avevamo sempre un medico e portavamo dall’Italia un grande bagaglio di medicine. Un giorno, era il 1967, arrivò un vecchio venerabile, il capo di un villaggio. Aveva ottant’anni e ci spiegò che aveva appena sposato la sua quarta moglie, una ragazza di 16 anni, e che aveva dei problemi diciamo sessual-coniugali. Il dottore non seppe che dargli una confezione di aspirina raccomandando, per fare scena, di prendere solo una compressa al giorno, essendo un farmaco molto potente». Così va la storia: «Dopo una decina di giorni il veterano signore tornò, per ringraziare e per chiedere altre potenti aspirine. Suggestione da placebo, oppure vera efficacia dell’acido acetilsalicilico contro la deficienza virile? Nessuno però ci ha proposto per il nobel». Tanto per dire, la professoressa Bresciani, laurea a Pisa nel 1955, è stata la prima donna italiana su una cattedra di Egittologia (nel ’68), è socia nazionale dell’Accademia dei Lincei – «quando fui eletta eravamo meno di cinque donne nella classe di Scienze Morali, ma anche adesso le colleghe donne vi si contano in numero ridotto», dice – nel 1978 ha fondato la rivista “Egitto e Vicino Oriente”, che ancora oggi dirige. Ieri, la cattedratica per curriculum ma non per spirito, ha ricevuto in Comune la Medaglia della Città di Lucca dalle mani del sindaco Alessandro Tambellini. Esordisce: «Sono lucchese, con inserto garfagnino: mi piace ricordare che la provincia di Lucca mi ha conferito la Pantera d’Oro, un premio perfettamente lucchese. Ma sono anche pisana, mi hanno fatta pisana l’attribuzione della Benemerenza di San Ranieri e soprattutto la mia stessa carriera professionale. Ma mi vanto di essere anche egiziana. E voglio lodare i miei fiumi: il Serchio, l’Arno, il Nilo». Edda Bresciani è oggi professore emerito di Egittologia all’Università di Pisa: «Proprio in questi ultimi anni ho avuto la possibilità di portare a buon fine, in Egitto, il progetto a me più caro, il parco archeologico di Medinet Madi, là dove ho condotto missioni per decenni». A Palazzo Orsetti ci sono anche il prefetto Maria Laura Simonetti, il direttore della Scuola Imt di Lucca Pietro Pietrini, il comandante provinciale dei carabinieri Giuseppe Arcidiacono e il consigliere comunale di Pisa Antonino Azzarà. E molti colleghi, amici e allievi della professoressa Bresciani. Artefice di alcune tra le più importanti scoperte archeologiche. Come la grande tela funeraria dipinta, estratta a Saqqara nel 1975 dal profondo pozzo sud della tomba principesca del visir Bakenerenef, e oggi esposta al Museo Egizio del Cairo. Come la scoperta, nel ’78 a Mod Madi, di una cappella di culto dinastico decorata da pitture murali, tra cui una grande figura che versa vino da una coppa sopra un altare, «dai lunghi capelli cinti da diadema, il volto e lo sguardo levati in alto, che permettono di proporne l’identificazione con Alessandro Magno». E ancora il salvataggio dei templi della Nubia, missione Unesco. Mostra poi divertita ciò che probabilmente è diventato il suo amuleto: «Quanto alla mia vita da mudira, cioè da direttrice degli scavi, a Gurna gli operai mi regalarono una statuina fatta fare nella fabbrica di gadget da turisti di Tebe, con su scritto in geroglifici “Edda Bresciani, m hetep”, cioè in pace, una formula funeraria faraonica, che spero fosse involontaria». Lascia con una battuta, salutando in arabo, lo stile composto e sagace, da insegnare. «Shukran ketir aui aui: il mio arabo del Cairo». In lode alla professoressa Bresciani. —

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