Sicurezza
Daniela Grossi: «Romana e lucchese. Nel mio Dna c’è la voglia di aiutare tutte le donne»
Il ritratto della presidente della Città delle donne, molto impegnata anche nella lotta al tumore al seno
LUCCA. «Sono nata a Roma, nel quartiere Monteverde Nuovo. Poi nel 1989 ho conosciuto Lucca e mi ci sono trasferita, per amore, nel 1995. All'inizio non fu un colpo di fulmine tra me e la città, tutt'altro. Però con il tempo ho capito che è una città discreta, come i suoi abitanti, e piano piano ti entra dentro e ne apprezzi proprio quel carattere apparentemente chiuso, che viene spesso scambiato per diffidenza, ma altro non è che prudenza».
Parla così Daniela Grossi, capelli biondi e sguardo schietto, che si racconta nel suo presente come «divorziata da qualche anno, con due figlie adolescenti. Viviamo a Sant’Alessio, in una delle corti più grandi e più belle della zona. Da molti anni ho iniziato a partecipare attivamente alla politica, con un particolare interesse ai diritti delle donne. Presi parte al Se Non Ora Quando di Siena nel 2010 e poi mi iscrissi all'associazione La Città delle Donne».
La stessa associazione che oggi presiede, e con la quale organizza convegni, eventi e attività che mirano al benessere delle donne. In concomitanza con un impegno politico attivo che si è concluso un paio di anni fa, Grossi matura anche un ruolo sempre più partecipe per i diritti umani. Diviene così presidente della commissione comunale di Pari Opportunità, nella sua prima composizione. «Sono stati - ricorda - anni esaltanti e di grande impegno, a cui ripenso con piacere e gratitudine verso le colleghe che hanno composto quella prima commissione».
E poi, a dimostrazione che la vita è un alternarsi di momenti belli e disperati, prosegue: «Una parte molto importante nella mia vita è rivestita dall'incontro con il cancro, quello alla mammella, che purtroppo detiene il primato di diffusione nella popolazione: nel 2013, a 42 anni scopro di avere un nodulo e, seguita dagli specialisti della Breast Unit lucchese, subisco due interventi e l'iter delle cure chemioterapiche prima, radioterapiche dopo, fino alla terapia antiormonale conclusasi un anno fa. Questa esperienza, difficile, non solo fisicamente, da affrontare, diviene per me, come per molte altre “colleghe di poltrona” - per intendere il luogo dove veniamo sottoposte alla chemio, ma anche dove trascorriamo il lungo tempo delle infusioni scambiandoci impressioni ed emozioni del momento che stiamo vivendo, ma anche della vita in generale, rivoluzionata anche nella sua scala di priorità e di valore - motivo per dare un senso nuovo e diverso all'esistenza. Grossi si ferma. «Si impara innanzitutto la precarietà, destinando il proprio tempo a far sì che sempre meno donne si accorgano tardivamente del tumore, complicando l'efficacia delle terapie e il successivo recupero. Allo stesso tempo, avendo testato direttamente la qualità dell'assistenza della nostra Asl in questo ambito, ho ideato, con le altre donne che avevano vissuto la mia stessa esperienza, iniziative per evidenziare l'importanza della diagnosi precoce soprattutto nella fascia esclusa, le under 45 e le over 70, dallo screening mammografico gratuito». Il tempo sembra fermarsi, come quando due cuori iniziano a battere all’unisono, per il medesimo sentimento. «Diventa fondamentale – mi spiega - che le donne conoscano il loro corpo, sappiano riconoscere i segnali che manda, ed effettuino regolari visite senologiche e gli esami indicati dagli specialisti. Altrettanto importante è presentarsi agli inviti per gli screening, poiché la diagnosi precoce fa la differenza in termini di cure e qualità della vita». A questo si lega l’attività di Daniela Grossi nella commissione e nell'associazione Città delle Donne: il diritto alla salute e al benessere con una buona, se non ottima qualità della vita, «sono – prosegue - requisiti fondamentali per una piena partecipazione delle donne alla realtà della società e del contesto in cui vivono e operano. La società da sempre non può prescindere dalle donne, sia nell'ambito della realtà più piccola, la famiglia, sia nei contesti più ampi, e se le donne stanno bene, la società sta bene». Mi spiega poi dell’attenzione verso il Consultorio, e mi racconta del lavoro fatto perché fosse efficiente, rispondente alla legge, nonché di reale beneficio alla comunità. «Abbiamo mantenuto – aggiunge - un’attenzione particolare sulla formazione, con l’avvio di percorsi formativi nelle scuole. Il tema è la partecipazione femminile in ambiti usualmente occupati dai maschi, anche riguardo le scelte scolastiche ed universitarie, oltre che lavorative, per contrastare anche così il fenomeno, purtroppo endemico, della violenza di genere, che trova il suo humus laddove la consapevolezza del valore delle donne viene a mancare». Ma è per questo che l’unione, la condivisione e le battaglie per tutte le altre diventano fondamentali. Ogni giorno. Tutto l’anno. —
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