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Lucca

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Spari nell’oliveta, la condanna è definitiva

Spari nell’oliveta, la condanna è definitiva

La Corte di Cassazione conferma i 12 anni e due mesi di reclusione per Zappelli che ora dovrà andare in carcere

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lucca. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 12 anni e due mesi di reclusione per Marco Zappelli, il 60enne di Ghivizzano che il 7 novembre del 2015 sparò a Gianfranco Barsi, 52enne di Vitiana (Coreglia), ferendolo in maniera gravissima. La discussione davanti ai giudici della suprema corte si è svolta mercoledì mattina e la sentenza è stata letta nel pomeriggio. A tutelare la famiglia Barsi (oltre a Gianfranco la moglie Nadia, il figlio Riccardo e una figlia minorenne) è stato l’avvocato Alessandro Garibotti, soddisfatto della sentenza: «È importante che siano state confermate le decisioni del Tribunale e della Corte d’Appello».

Zappelli, oltre che di tentato omicidio, era imputato anche di minaccia aggravata nei confronti di Riccardo Barsi. Confermata anche la parte patrimoniale della condanna, con la provvisionale di mezzo milione di euro per Barsi e la sua famiglia, che però non è stata pagata dato che il cacciatore è considerato nullatenente.

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Ora per Zappelli, attualmente agli arresti domiciliari, si apriranno le porte del carcere, anche se dalla pena che gli è stata comminata e che ora è diventata definitiva dovrà essere sottratto il periodo già trascorso in detenzione.

Il 7 novembre di quattroa nni fa Barsi e il figlio si trovavano in un terreno di loro proprietà a qualche centinaio di metri dalla loro casa di Vitiana. Videro passare un cacciatore con un cane, Zappelli appunto, e lo invitarono ad allontanarsi.

L’uomo li ignorò e così i Barsi gli andarono incontro. Ci fu un breve scambio di battute e Gianfranco minacciò di chiamare i carabinieri. Dopo aver ridotto in fin di vita il padre esplose altri due colpi, probabilmente verso il figlio Riccardo che si scappò. Gianfranco fu soccorso dal Pegaso e trasportato all’ospedale di Cisanello, dove venne sottoposto a un primo e delicato intervento chirurgico. Zappelli nel frattempo si diede alla fuga: i carabinieri presero batterono a tappeto il territorio. Il giorno dopo Zappelli si presentò spontaneamente in caserma. Le indagini furono condotte dal comandante Paolo Volontè. —


 

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