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la storia 

«Serve impulso alla ricerca su origini e cura dell’autismo»

Luca Tronchetti
«Serve impulso alla ricerca su origini e cura dell’autismo»

Il dottor Michelini, psichiatra, interviene su un tema delicato partendo da una sua esperienza familiare, che racconta

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lucca. Il 2 aprile si celebra la Giornata Mondiale della consapevolezza dell’autismo. Tante le iniziative in ogni città, ma anche tanti i ritardi e le mancanze sui servizi da attivare: dalla garanzia delle cure alle liste di attesa ai centri dedicati. Sull’autismo, disturbo del neurosviluppo caratterizzato dalla compromissione dell'interazione sociale e da deficit della comunicazione verbale e non verbale, interviene Stefano Michelini, psichiatra, che da padre di un bimbo autistico conosce i problemi e chiede, dopo anni di osservazione e comprensione, una svolta a livello neuroscientifico.

«I bambini autistici nascono e crescono come ogni bimbo - spiega -. Come qualsiasi genitore godi della normalità assoluta, la serena e gioiosa normalità che accompagna il loro inizio vita. Poi ti accorgi del disastro e subito dopo della lotta che ti aspetta. Cominci a lottare e poi ti arrendi in funzione di una maggiore comprensione. Che non è una resa. Nell’autismo è la forma più sofisticata di lotta. Si cerca ogni istante di capire il proprio bambino, di trovare un suo codice di accesso. Solo così si possono fare passi avanti nella comprensione. L’autismo è una serie di non sensi che hanno un senso solo per il bimbo autistico. Un genitore può solo cercare di entrare in questo groviglio ogni minuto, ogni ora e giorno».

Il dottor Michelini racconta la sua esperienza personale. «Nel nostro caso, l’autismo si manifestò con i primi sintomi dopo un anno e mezzo di sviluppo psicomotorio regolare. Poi mio figlio iniziò a usare bacchette di qualsiasi materiale come se fosse predestinato a diventare un batterista. Progressivamente iniziò una regressione nel parlare, nell’indicare, nel rispondere, nella volontarietà di non relazionarsi, nell’assenza del sorriso sociale e di tenere lo sguardo. Nella lenta trasformazione in automa si arrivò all’essenza della malattia. In famiglia ci fu un contegno emotivo collettivo. Questa fase si è sviluppata in un ambiente quasi asettico interrotto solo dalle improvvise crisi autolesive del bimbo. Con tutta la mia forza non riuscivo a contenerlo».

«Se al mondo esiste una malattia di cui non si sa niente questa è l’autismo - aggiunge Michelini -. Terapia intensiva di 6 ore, 5 o 6 giorni su sette. Una decisione che mi assunsi io, in base alla mia esperienza che l’intensità e la varietà degli stimoli funziona sempre, anche in un cervello apparentemente bloccato. Perché l’autismo è un buco nero del quale non si conosce diametro, profondità e tutte le altre caratteristiche fisiche di un’entità spaziale. Pensare a un protocollo terapeutico di un buco nero è ridicolo». Lo psichiatra lucchese pone l’accento sulla questione sanitaria: «A livello neuroscientifico serve una svolta. Da una fase di osservazione e comprensione esistenziale del mondo autistico, propria dei genitori, si deve passare a un livello superiore di risoluzione diagnostica, medica e terapeutica. Quanto è stato fatto finora non è più sufficiente. La priorità è attribuire ad ogni bimbo autistico parametri precisi e personalizzati di appartenenza a un determinato spettro autistico. Molti farmaci sono in sperimentazione, ma siamo ancora molto lontani anche da un punto zero. Molti anni fa la diagnosi e la terapia della maggior parte dei tumori era un buco nero per la medicina tradizionale e non. Sono convinto che sarà lo stesso per l’autismo a patto che la ricerca possa avere impulso importante a tutti livelli, finanziamenti adeguati e studi scientifici mirati». —

Luca Tronchetti

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