La manifestazione
Sei anni a zio orco per violenza sessuale sulla nipotina
A sedici anni si uccise suicida lamentando in una lettera le mancanze di cui soffriva Ora i legali del pensionato preparano il processo d’Appello
PISA. Un’ora e mezzo di camera di consiglio e intorno alle otto di sera la sentenza: colpevole. Per il Tribunale lo zio ha abusato più volte della nipotina e merita una condanna a 6 anni per violenza sessuale aggravata (il pm Flavia Alemi ne aveva chiesti 8 e mezzo).
Si chiude in primo grado una storia in cui il degrado familiare inquinato dalla droga e la solitudine di un’adolescente fragile hanno fatto da quinta a una vicenda conclusa nel più tragico dei modi, il suicidio della vittima di violenze da parte dello zio, il fratello della mamma. È la convinzione del collegio presieduto da Luca Salutini (a latere Iadaresta e Grieco). Lui, l’imputato, originario della Garfagnana, ha negato di aver avuto rapporti con la nipotina. «Una volta ogni due settimane io, lei e sua mamma andavamo a mangiare la pizza – aveva spiegato in aula –. Ma in giro da soli, in un anno, saremo andati 5-6 volte. La accompagnavo in una gelateria, a bere un frappè. Cose di dieci minuti...» La ragazza si uccise a sedici anni nell’estate 2009. Lamentando, in una lettera, le mancanze di cui soffriva. Fatale, per lei, un’overdose di metadone. Fino a quel momento per le la vita era stata una salita vertiginosa in una famiglia afflitta da tanti guai: poco presente ed economicamente in difficoltà. Lo zio dava aiuti economici, vaglia postali di alcune migliaia di euro. Non grandi somme per il timore, così aveva spiegato, che la sorella le impiegasse per la droga. Nel lungo racconto in aula, con una sentenza che arriva a quasi 10 anni dalla morte della studentessa, sono stati sentiti anche la psicologa che collaborava con la scuola frequentata dalla ragazzina e una testimone di Geova che si era offerta di aiutarla. È stata lei a raccontare delle confidenza dell’adolescente circa le violenze sessuali dello zio e di averne parlato con la madre. La psicoterapeuta aveva riferito di aver percepito nella minorenne qualcosa che non andava. —
Pietro Barghigiani
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