Finanza
Legale condannato a risarcire il suo cliente
Un anno dopo «non ha versato nemmeno un centesimo» L’assistito era stato truffato per oltre 100.000 euro
lucca. Raggirato dal dipendente di una banca, si rivolge a un avvocato per cercare di recuperare i soldi perduti, oltre centomila euro. Ma il professionista non adempie correttamente all’incarico ricevuto di patrocinarlo nel giudizio civile: le negligenze più eclatanti sono, è riportato nella sentenza, «la mancata evocazione in giudizio del dipendente bancario e la mancata formulazione della domanda risarcitoria». Risultato: il risparmiatore raggirato perde anche la causa di risarcimento. E allora ricorre alle vie legali contro il suo avvocato. Il giudice gli dà ragione: l’avvocato viene obbligato a risarcirgli l’intera somma investita e perduta. Ma un anno dopo la sentenza, il risparmiatore non ha visto un centesimo di quei soldi dal suo ex legale.
Il risparmiatore è un impiegato delle poste in pensione, vive a Borgo a Mozzano. A questo punto, racconta, «penso proprio che non recupererò più niente di quella somma». Ma non si rassegna agli affronti subiti, l’ultimo quello del legale cui aveva dato fiducia, l’avvocato Emilio Cucurnia di Massa.
La vicenda, ricostruisce l’uomo raggirato, inizia verso fine anni ’90 quando lui, come molti altri risparmiatori della provincia di Lucca e del Pistoiese (circa quaranta), affidano cifre ragguardevoli a un impiegato della Bnl, che promette di farle fruttare fino al 12 per cento. Ma le promesse non corrispondono neanche per un minimo alla realtà: non solo gli investitori non avranno alcun guadagno dall’investimento, il fatto è che i soldi investiti non li rivedranno più, se li è presi il bancario. Nel 2003 i risparmiatori fanno denuncia.
Tra loro, appunto, l’ex impiegato delle Poste che – insieme a un gruppo di persone raggirate come lui (dieci-dodici in tutto, in media avevano versato centomila euro ciascuno al dipendente di Bnl) – decidono di unirsi per rivolgersi a uno stesso legale, pensando che una causa avanzata da più persone possa avere più forza, essere più incisiva. Nel gruppo di truffati ci sono persone della Lucchesia e della Versilia: qualcuno di loro conosce e stima l’avvocato Cucurnia. Il quale viene da loro contattato e incaricato di rappresentarli. Sono molto fiduciosi nella riuscita della causa; altre persone che si erano trovate nelle stesse condizioni, affidatesi ad altri legali avevano recuperato il totale delle somme versate, o al minimo il 70 per cento, continua il risparmiatore di Borgo a Mozzano.
Passano gli anni, ma il lavoro dell’avvocato non porta agli effetti sperati. L’ex impiegato postale sospetta che l’avvocato «non abbia fatto i passaggi necessari per la richiesta di risarcimento». Sospetti poi confermati dalla sentenza.
Finché il risparmiatore truffato decide di avviare una causa contro il suo legale.
La sentenza arriva il 16 aprile 2018, a firma del giudice onorario di pace Paola Scarabotti: dichiara risolto il contratto professionale tra il risparmiatore e l’avvocato, condanna il legale a pagare al risparmiatore «a titolo di risarcimento del danno la somma di 130.314,82 euro, oltre alla rivalutazione monetaria e interessi sulla somma rivalutata dalla data della domanda, e a pagare anche le spese processuali, di 8.500 euro». Un anno dopo neanche un centesimo, ripete il risparmiatore. —
Barbara Antoni
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