Gioco
Un paese per realizzare il sogno di Stefania da nonno Virgilio al festival di Sanremo
Classe 1991, nata e cresciuta a Barga, Giulianetti racconta il suo rapporto con le sette note e la scelta di cantare «Ogni giorno per me la musica è un'ottima compagna di avventure, un modo per esorcizzare le paure»
il personaggio
flavia piccinni
Suonava con nonno Virgilio. Lui al sax e al clarinetto, lei accanto con il piccolo flauto. Era bambina a Barga, quando metteva in fila le note e sognava una carriera nella musica. «O almeno di provarci», minimizza subito. A parlare è una ragazza dal caschetto biondo platino, i tratti del viso marcati, il sorriso gentile. Si chiama Stefania Giulianetti, barghigiana classe 1991, mamma slovacca e papá italiano. «Abito – precisa, e non senza orgoglio - a Fornaci di Barga, luogo in cui ho sempre vissuto, con la mia famiglia, quattro cani e un criceto. Dopo il liceo linguistico di Barga ho preso a Lucca una qualifica in Servizi turistici».
E poi? Poi c’è la vita, le difficoltà, le speranze e le ambizioni che nello sguardo di questa giovane si condensano in una genuinità assoluta: «Alla fine, spinta dalla necessitá, ho studiato presso un’accademia di Pisa per diventare estetista. Il fatto di avere una mamma straniera mi ha resa un po’ diversa fin da piccola perché negli anni della mia infanzia non erano in molti ad averla e, in alcune occasioni, é stato difficile perché non mi sentivo del tutto accettata dagli altri. Ma sapevo di non essere in torno, e così ho imparato, con il tempo, a farmi scivolare addosso esclusioni e prese in giro dovute anche alla mia innata timidezza paralizzante, che mi ha accompagnata per gran parte della vita».
Per fortuna, esiste il conforto dato dalla musica: «È da sempre una delle mie grandi passioni, ma sono dovuti passare anni prima che avessi il coraggio di farmi avanti. Ho sempre cantato chiusa in cameretta, interrompendomi appena qualcuno entrava e con il terrore che qualcuno da fuori mi sentisse. Sono state puramente le circostanze della vita a spingermi oltre l’ostacolo e a provare». Dopo anni di difficoltá nel trovare un impiego, di incertezze economiche e di doversi adattare a tutto pur di riuscire a guadagnar qualcosa, Giulianetti infatti trova coraggio: contatta («con le mani che mi tremavano») la vocal coach Monica Pera, che la segue ancora oggi, e fissa un appuntamento.
«Da quella prima volta, abbiamo fatto insieme passi da gigante. Nel giro di poco piú di un anno, sono arrivati i primi consensi, le prime registrazioni, le temute esibizioni, le soddisfazioni inaspettate, un accrescere di pubblico che si interessava a me, la conquista della semifinale nazionale di Area Sanremo lo scorso anno e un sold out al Teatro del Giglio di Lucca nelle vesti di protagonista del musical La La Land organizzato dalla scuola Centro d'Arti di Gallicano nella cui grande e meravigliosa famiglia sono stata accolta a braccia aperte».
E ancora, a dimostrazione che la passione non cononosce barriere e differenze: «Come non ricordare la prima volta che sono salita su un palco e ho scoperto che tutte le ansie si annullavano così, come per magia, e che quella era la cosa più naturale del mondo?». Tentativo dopo tentativo, passo avanti dopo passo avanti, nasce così il singolo “Perfetto” – che potete ascoltare su Spotify, ma anche su Youtube –, che riecheggia di anni Ottanta e sfuma sul presente: «Dopo avermi sentita cantare a una masterclass organizzata dalla scuola Centro D'Arti, l’autore Francesco Mignogna mi ha proposto di avviare una collaborazione. Ed è nata questa canzone che vuole far divertire, ironica e frizzante. Racconta di una donna che, dopo aver trovato il coraggio di liberarsi di un rapporto che non le dava soddisfazioni, si mette alla ricerca di ció che lei considera la perfezione, ricominciando da zero e dedicando piú tempo a conoscersi. È un inno tutto al femminile per ricordarci che noi donne, se vogliamo, sappiamo essere forti abbastanza da sole, a prescindere dall’avere o meno un uomo al nostro fianco. E che, se lo troviamo, dovrà essere quello che ci completi e non che ci tarpi le ali».
A sostenerla nel progetto c’è tutto il paese, lei si sta preparando a nuove selezioni, tra cui Area Sanremo, e spiega: «Ho terminato da poco il servizio civile presso la Protezione Civile di Castelnuovo di Garfagnana e attualmente non ho un lavoro fisso, mi arrangio con lavoretti saltuari e il resto del tempo lo dedico agli impegni relativi alla musica». E la musica torna prepotente, come unico specchio per conoscersi e scandire il tempo: «In una canzone – spiega Giulianetti - cerco emozioni. Di qualsiasi tipo. Se una canzone riesce a trasmettermi qualcosa significa che ha vinto. Ogni giorno per me la musica è un'ottima compagna di avventure: è un'amica, un conforto, un modo per sfogare la rabbia o per esorcizzare le paure, ma anche semplicemente un passatempo rilassante. Ascolto molti generi diversi e mi piace tenermi aggiornata sui nuovi artisti del panorama nazionale e internazionale. A volte mi intriga una sonorità particolare o un certo modo di strutturare le canzoni, o addirittura le rime giuste ben incastrate tra loro. Cerco di trovare nei testi che incido qualcosa in cui credo, e che non si discosti totalmente dal mio modo di pensare. Ovviamente, essendo un'interprete, mi devo calare nei panni di chi ha scritto la canzone e cercare di coglierne il centro, ma non canterei mai di idee che non mi appartengono. É bello, però, cercare di rendere attraverso la mia voce l'autenticità di una certa situazione anche se non l'ho mai vissuta sulla mia pelle. Immagino come mi sarei sentita io nel ritrovarmi in quelle circostanze e, devo dire, alle volte ne esco arricchita dal viaggio emozionale che mi porta a fare una canzone».
Le domando se le piace Lucca, cosa sogna, dove vorrebbe andare e lei con quella genuinità rara a gentile, quella che si concentra sulle piccole cose e si nutre di desideri: «Lucca ha ispirato molte volte i miei sogni durante i concerti del Summer Festival. Nelle notti di mezza estate, immersa nell'atmosfera unica di Piazza Napoleone e dinanzi a degli show pazzeschi, non ci vuole molto per sognare di essere un giorno al posto loro…». —
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