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Lucca

MALASANITÁ 

Gli asportarono il rene sbagliato Il pm chiede 12 anni e mezzo per i medici

Luca Tronchetti
Gli asportarono il rene sbagliato Il pm chiede 12 anni e mezzo per i medici

Dalla parte civile domanda di risarcimento per 1,8 milioni. Il 20 maggio attesa la sentenza sulla vicenda che dura da tre anni 

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Quaranta minuti per ribadire un concetto evidente: i tre medici sotto processo hanno agito con scarsa attenzione, con grave negligenza e superficialità. Il sostituto procuratore Elena Leone con precisione chirurgica riassume i contorni di una delle pagine più buie della sanità lucchese. Parole chiare, nette, decise. Che affondano nelle coscienze come il bisturi affonda nella carne viva. Per l’accusa è inconcepibile che nel 2018 si possa commettere un errore simile: asportare una formazione neoplastica di 10 millimetri dal rene sano (il destro) anziché da quello malato (il sinistro). Tac, visita urologica, intervento chirurgico di nefrectomia. La radiologa e i due urologi non si accorgono di nulla e per il povero Guido Dal Porto, 58 anni, ex imprenditore di San Ginese, la vita assume contorni a tinte fosche con il rischio dialisi dietro l’angolo e l’ossessione che gli esami clinici e i controlli medici possano fornire un responso nefasto. Così al termine della circostanziata requisitoria la richiesta della pubblica accusa per il reato contestato ai tre imputati (lesioni gravissime) è di quelle da far tremare i polsi. Quattro anni e sei mesi di reclusione per Stefano Torcigliani, 60 anni, che eseguì materialmente l’intervento chirurgico. Stessa pena richiesta per Giuseppe Silvestri, 62 anni, l’aiuto chirurgo che era in sala operatoria «perché - come sostiene il pm in dibattimento - il secondo chirurgo è come il secondo pilota di un aereo: deve intervenire se il primo pilota commette una svista». Tre anni e sei mesi invece per la radiologa Claudia Gianni, 43 anni, la radiologa che effettuò la tac riscontrando il tumore al rene sinistro, ma indicando erroneamente quello destro. In tutto fanno 12 anni e mezzo di reclusione senza i benefici di legge. Una richiesta decisamente importante e mai vista prima d’ora al tribunale di Lucca per il reato di lesioni gravissime. Per tutti e tre gli imputati l’accusa invoca la pena accessoria dell’interdizione per un anno dalla professione medica.

LA PARTE CIVILE

Dal Porto ascolta seduto accanto al figlio maggiore che scoppia in lacrime cedendo alla commozione. A sostenere la parte civile ci sono gli avvocati Veronica Nelli, per l’imprenditore della Piana, e Simona Baccelli per la moglie e i due figli del paziente che ha perduto il rene sano tolto al posto di quello malato. Al di là del riepilogo della triste e amara vicenda iniziata il 14 aprile del 2016, lo spartiacque dell’esistenza di Guido Dal Porto, quando finì sotto i ferri per l’asportazione del rene sinistro attaccato da un tumore e proseguita il 30 aprile quando una commissione con cinque medici suonò il campanello della sua abitazione per comunicargli che chi aveva eseguito l’operazione si era sbagliato togliendo il rene destro anziché il sinistro. Un’odissea che ha provocato danni biologici irreversibili, ma anche danni morali, materiali e soprattutto psicologici. E una sofferenza indicibile non solo per la vittima, ma anche per i suoi familiari. Così, al termine della sua arringa, l’avvocato Nelli al di là della richiesta di condanna per gli imputati pronuncia la seguente frase: «Chiediamo un risarcimento del danno pari a un milione e 400mila euro al netto della somma di 100mila euro già liquidata dall’Asl». Segno che la perdita di un rene viene stimata in 1,5 milioni di euro. Per i familiari invece a titolo di provvisionale immediatamente esecutiva vengono chiesti «100mila euro ciascuno». Per un totale di 300mila. Complessivamente il danno è stimato, per la parte civile, in 1,8 milioni.

NESSUN RISARCIMENTO

Al di là del chiacchiericcio dei corridoi del tribunale ad oggi nessuna proposta risarcitoria scritta è giunta ai legali della parte lesa. Il tempo però sta per scadere. Il giudice non concederà ulteriori proroghe. Lo ha detto al termine dell’udienza a chiare lettere: lunedì 20 maggio si chiude. Dovranno parlare gli avvocati difensori dei tre imputati e poi lui si ritirerà per deliberare. In caso di accordo tra le parti il processo si arresta e la vicenda assume contorni differenti. Tra l’altro Billet dovrà decidere se ammettere o meno la telecamere. C’è una richiesta scritta a cui il pm e la parte civile hanno dato il consenso mentre i legali degli imputati non ritengono che vi sia un interesse pubblico. —

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