Il dolore
Chiesto il processo per noto imprenditore ed ex campione di rugby
LA TENTATA TRUFFA ALLA DITTA CONTE OF FLORENCE
LUCCA. Per l’accusa dietro al colossale tentativo di truffa milionaria ai danni della «Conte of Florence Distribution spa» c’erano un noto imprenditore sorrentino, conosciuto nell’ambiente del calcio, e un ex campione del mondo di rugby. Per loro e per altre due persone il sostituto procuratore Aldo Ingangi ha chiesto il rinvio a giudizio. Le accuse, a vario titolo, sono tentata truffa aggravata, ricettazione e la violazione dell’articolo 236 della legge fallimentare (simulazione di crediti inesistenti per l’ammissione alla procedura di concordato preventivo). Nei guai sono finiti Antonino Pane, 64 anni, di Sorrento; Johannes Petrus Roux, 50 anni, mediano di mischia sudafricano che nel 1995 vinse con la nazionale i mondiali di rugby; Giuseppe Santo Gattuso, 44 anni, di Reggio Calabria e Calogero Zarcaro, 60 anni, nato a Vercelli. Questi ultimi due indagati, assieme a Pane, per ricettazione. Parte lesa del processo i vertici di Conte of Florence che vedono amministratore delegato Carlo De Carolis e curatore Riccardo Della Santina.
Antonino Pane, già finito nel 2002 al centro di una tentata truffa ai danni dell’allora patron della Sampdoria, Riccardo Garrone, si era presentato per l’acquisto della Conte of Florence qualificandosi come consulente della «Global Smart Capital» che sostiene essere fiduciaria del colosso dell’E-commerce cinese Ali Baba. La GSC acquista tutte le azioni della Conte of Florence Distribution spa dietro la rappresentazione di un’immediata immissione di liquidità pari a 10 milioni utile a consentire l’ammissione della COFD al concordato preventivo in continuità. Per accreditarsi Pane esibisce un estratto conto di una non meglio precisata banca cinese dell’agricoltura con un saldo attivo di diversi miliardi. Una bufala. E per l’ammissione al concordato Pane, componente del Cda di Conte of Florence Distribution, mostra al giudice delegato copia fotostatica di un assegno circolare della Commerzbank di Berlino del 30 maggio 2018. Da una verifica alla filiale di Milano della banca tedesca emerge la verità: l’attestazione è falsa e non c’è provvista. —
Luca Tronchetti
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