Sicurezza
Vende un Rolex, poi se lo riprende: denunciato
lucca. Nel suo curriculum vitae c’è un elenco lunghissimo di denunce, presentate in ogni parte d’Italia, dal Piemonte al Veneto (anche se è la sua Toscana a fare la parte del leone), e per i più disparati reati: dalla bancarotta fraudolenta alla calunnia, dalla sostituzione di persona alla truffa (quella che pare essere la sua vera “passione”), e così via. Ma in questo caso il protagonista della storia è indagato per un altro reato (anche questo più volte presente nello stesso curriculum): l’appropriazione indebita.
Con quest’accusa l’uomo, un settantenne nato a Capannori, residente a Pescia (ma comunque al momento irreperibile), è stato denunciato da un imprenditore lucchese, al quale si era presentato con un nome diverso da quello reale, spacciandosi per ciò che non era (aveva detto di essere il titolare di un laboratorio orafo in quel di Firenze). Con questa scusa, e con la fiducia conquistata nel corso del tempo frequentando come cliente l’attività della vittima, era riuscito a riappropriarsi di un orologio Rolex che lui stesso aveva venduto al denunciante, per poi di fatto scomparire.
Secondo la denuncia tutto ebbe inizio alcuni anni fa, quando il settantenne cominciò a frequentare come cliente, assieme a quella che poteva essere la sua famiglia, l’attività della vittima, in pieno centro storico. Con l’andare del tempo, come spesso capita in casi del genere, nacque una certa confidenza. Il cliente disse come si chiamava (o, meglio, diede un nome che non era veramente il suo), spacciandosi appunto come un artigiano orafo, ma anche come venditore di orologi di prestigio, Rolex soprattutto. Una volta creato “il personaggio”, e passato qualche tempo, il sedicente orafo/venditore partì all’attacco. Inizialmente propose alla vittima l’acquisto di un Rolex da uomo, ma non se ne fece nulla. Successivamente ci fu il secondo “attacco”: l’artigiano propose un affare all’imprenditore, dicendogli di essere in grado di fargli guadagnare 10mila euro in pochi giorni, se solo gli avesse dato 3mila euro in contanti. Ma anche quel tentativo fallì. Passano i mesi e, approssimandosi festa di compleanno della figlia, fu l’imprenditore – alla ricerca del regalo giusto – a rivolgersi a quella che credeva essere la persona giusta. Così chiese all’orafo se aveva un Rolex da vendergli. “No problem” fu grosso modo la risposta ricevuta, e dopo pochi giorni si presentò con un orologio della prestigiosa marca, con tanto di scatola e certificato di garanzia. L’affare in quel caso andò in porto, dietro il pagamento di 2.500 euro in contanti (il venditore, malfidato, non voleva assegni). I problemi arrivarono dopo qualche settimana. L’orologio era bello, tranne che per un particolare: quel quadrante. Il suo colore non piaceva all’acquirente, da qui la richiesta al venditore (che diceva di essere anche un artigiano orafo) se era possibile cambiarlo. Anche in questo caso stessa risposta: «No problem». Il cambio si poteva fare, bastava riconsegnargli l’orologio e avrebbe provveduto in pochi giorni. Una disponibilità accompagnata da una richiesta che col senno di poi avrebbe dovuto insospettire, ma che sul momento passò inosservata: gli avrebbe dovuto ridare l’orologio completo di scatola. Una volta riconsegnato l’orologio però l’orafo, e con lui il Rolex, è sparito. Alle telefonate della vittima l’uomo (visto il periodo estivo) inizialmente rispondeva che c’erano dei problemi legati alle chiusure per ferie dei fornitori. Ma passata l’estate, passato l’autunno e arrivato l’inverno, del Rolex e del suo venditore nessuna traccia. Da qui la decisione della vittima di rivolgersi alla stazione dei carabinieri per presentare denuncia. Una denuncia nei confronti, però, di un “alias”, visto che il nome che gli aveva dato il venditore era falso. Ma, vista la dinamica, ai militari è venuto subito un sospetto, e hanno collegato l’accaduto con l’uomo da quel curriculum detto all’inizio. Ed è bastato mostrare una sua fotografia alla vittima per sciogliere ogni dubbio. —
Luigi Spinosi
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