Il Tirreno

Lucca

IL PROCESSO 

Truffa e false attestazioni, impiegata del tribunale condannata a tre anni

Luca Tronchetti
Truffa e false attestazioni, impiegata del tribunale condannata a tre anni

Per Antonietta Borriello è scattata l’interdizione temporanea dai pubblici uffici. L’ex cancelliera è stata assolta dall’accusa di peculato

2 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. L’impossibilità di poter usufruire dell’istituto della messa alla prova perché imputata anche del reato di false attestazioni (articolo 55 quinques del testo unico sul pubblico impiego) che impedisce di poter scegliere attività riparatrici (lavori socialmente utili) in favore dell’ente pubblico e che prevede una pena da uno a 5 anni, la costringe ad affrontare il processo. Alla fine Antonietta Borriello, 53 anni, originaria di Torre del Greco e residente a Viareggio, ausiliario giudiziario alla sezione distaccata di Viareggio e negli ultimi tempi addetta alla cancelleria penale del tribunale di Lucca, subisce una pesante condanna dal giudice Stefano Billet: tre anni di reclusione per truffa ai danni dell’amministrazione dello stato e false attestazione. Cade invece il reato di peculato. Per l’impiegata c’è anche l’interdizione temporanea dai pubblici uffici (applicabile soltanto al termine dell’iter giudiziari). Nei suoi confronti la procura aveva chiesto una pena più mite: un anno e mezzo di reclusione con i benefici.

UN ALTRO PROCESSO

Per l’impiegata del tribunale ci sono altri guai in vista. È accusata di danneggiamento dell’auto di un dipendente del tribunale che, in sede d’indagine, aveva testimoniato contro di lei. Per quella vicenda la donna sarà processata entro la fine del 2019. Ad inchiodarla sarebbero state le telecamere piazzate proprio nel punto dove era parcheggiata la vettura del collega.

ATTI AL PM

Il giudice Stefano Billet, per quanto riguarda il procedimento conclusosi ieri mattina in tribunale, ha disposto anche l’invio degli atti al pubblico ministero titolare dell’inchiesta per verificare la posizione di altri due colleghi di Antonietta Borriello che avrebbero cercato di favorirla timbrando il badge per lei e coprendola. Oltretutto, per il giudice, avrebbero commesso il reato di falsa testimonianza.

I FATTI

Per l’accusa l’impiegata, agendo in violazione dei doveri inerenti a un pubblico servizio, avrebbe fatto utilizzare per almeno 35 giornate lavorative il proprio tesserino elettronico marcatempo a persone che per suo conto provvedevano a segnare in modo falso l’ora di uscita. La cinquantenne, stando all’accusa, in realtà si trovava a Viareggio nel luogo di residenza oppure al mare. In sostanza: l’impiegata risultava in servizio mentre in realtà non c’era e conseguiva in tal modo un ingiusto profitto economico causando danni alla pubblica amministrazione. I fatti contestati risalgono al periodo giugno-settembre 2015. Qualcuno si era accorto però dell’andazzo segnalando tutto alla procura. La pg della polstato avrebbe rintracciato nelle ore di lavoro il cellulare della donna non nella zona del tribunale, ma in un altro luogo. —


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa