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IL FUTURO ROSSONERO 

Lucchese, è un rompicapo: Nuccilli, Belardelli e Castelli

Luca Tronchetti
Lucchese, è un rompicapo: Nuccilli, Belardelli e Castelli

Tre imprenditori romani interessati ad una squadra con un rosso di 1,2 milioni e un’altra penalizzazione in vista. Anche l’autorità giudiziaria vuol vederci chiaro 

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Una girandola di nomi per una squadra sull’orlo del crac. Strano, molto strano. Tanto strano che anche l’autorità giudiziaria vuol vederci chiaro e non mancheranno i doverosi accertamenti. Sono tre gli imprenditori - tutti romani - tremendamente interessati ad una squadra di calcio di serie C che, com’è notorio (eccezion fatta per poche società virtuose), in genere è una «fabbrica di debiti». Aldo Castelli, Alessandro Nuccilli, Pietro Belardelli. Tre nomi su cui ruota il 98% delle quote sociali e una vendita al prezzo simbolico di un euro. A bocce ferme, in questo momento, l’odontotecnico Aldo Castelli - fisicamente un incrocio tra Gianni Minà e Enrico Beruschi - detiene la maggioranza con amministratore unico Umberto Ottaviani, bancario in pensione con un cognome prestigioso negli ambienti vaticani degli anni Sessanta-Settanta. Attraverso gli uffici del consulente-commercialista-guardialinee-amico di Moggi, Enrico Ceniccola, Castelli sostiene di aver firmato un precontratto con Alessandro Nuccilli, titolare della Tecnoedil 2000 con sede in via Archeologia a Roma, che vuol rilevare il club attraverso la società inglese Crown Bank (c’entra qualcosa la Romania?). E il piccolo imprenditore edile è pronto a mettere nero su bianco venerdì 29 in attesa della sentenza Caf (Corte d’Appello Federale) di domani pomeriggio sulla polizia fideiussoria in sostituzione della Finworld avvenuta fuori dai termini perentori stabiliti dal commissario della Figc, Roberto Fabbricini. Ballano 8 punti e 350mila euro di multa che potrebbero voler dire a fine regular season pure l’esclusione della Lega Pro. Ma ecco che rispunta l’imprenditore romano con interessi in Bulgaria, Pietro Belardelli. Che sventola un pre contratto firmato il 28 dicembre scorso con Aldo Castelli che riguarda la cessione del 98% delle quote dell’As Lucchese Libertas 1905 per il valore nominale di 1 euro. Tuona l’ex giocatore della Pro Calcio Italia anni Sessanta: «Ho il diritto di prelazione. Castelli ha venduto la maggioranza al sottoscritto e sono pronto ad impugnare qualsivoglia altro contratto di fronte al foro di Roma. Avrei già preso la Lucchese se il mio braccio destro e sinistro Marco Barghigiani (ex chiacchierato ds squalificato per oltre 3 anni per una presunta combine nella partita Savona-Teramo) non avesse avuto un problema di salute e non fosse disponibile prima di 10-12 giorni per farmi da consulente tecnico. Moriconi? La famiglia gli ha imposto di fermarsi, ma sono certo che un mio intervento potrebbe riavvicinarlo».

Il puzzle è servito. Una matassa complessa e difficile da dipanare. Con un particolare da non sottovalutare. Chi mette i soldi? Servono per finire la stagione minimo 500mila euro. 375mila per pagare gli stipendi di gennaio e febbraio e i contributi assistenziali e previdenziali di novembre, dicembre, gennaio e febbraio. E altri 125mila euro per arrivare al termine della stagione e pagare, almeno in parte, i fornitori che minacciano o hanno già fatto partire il decreto ingiuntivo. Quello del comune di Lucca (96mila euro) è in procinto di approdare sul tavolo del giudice delle esecuzioni per l’immediata esecutività pena l’istanza di fallimento. Senza lilleri (veri e leciti) non si lallera recita un vecchio adagio lucchese. Meditate gente, meditate. —

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