Gioco
Scherzi del calendario la stagione ora soffre ma nel ponte pasquale sarà boom di turisti
Albergatori e ristoratori analizzano i flussi di visitatori in città «La Pasqua “cade” alta e fa iniziare la stagione in ritardo»
Tra un mesetto il lunghissimo ponte che unisce Pasqua (domenica 21 aprile), il 25 aprile (è un giovedì) e il 1 maggio (mercoledì).
La città si aspetta numeri boom dai turisti, stranieri e non. Proiezioni e dati ufficiali ancora non ce ne sono, ma le aspettative di tutti sono parecchio alte. Il Comune dovrebbe fornire un report preciso verso la metà di aprile, sia per le prenotazioni future che per gli arrivi e le presenze registrati nel primo trimestre del 2019 (da gennaio a marzo).
Tra gli operatori del settore si respira aria di ottimismo, anche se non mancano (più o meno come al solito) le differenze di vedute. Gli albergatori, per esempio, se la prendono con il calendario, che quest’anno vede “cadere” il weekend pasquale – che storicamente coincide con l’inizio della vera stagione turistica a Lucca - già a primavera inoltrata, cioè con la stagione entrata nel vivo da qualche tempo. Per il comparto ristorazione invece questo delle date è un problema che non esiste proprio: gli affari si fanno a prescindere dal calendario.
C’è comunque un aspetto comune tra le due categorie economiche: entrambe sperano nel bel tempo, nel sole, nelle temperature se non caldissime, perlomeno tiepide, necessarie per conciliare la vacanza. «A noi serve che le persone arrivino il prima possibile a Lucca – dice Pietro Bonino di Federalberghi Confcommercio, titolare dell’hotel Alla Corte degli Angeli e dell’albergo San Martino – dunque il fatto che la Pasqua sia così alta non ci facilita sicuramente il lavoro. In questa fase dell’anno e almeno fino al 20 aprile siamo un po' in rincorsa con la vendita delle camere. Ma è indubbio che tra un mese, durante il periodo di vacanza comandata, arriveranno un sacco di persone».
Si va verso il sold out dunque, saranno poco meno di due settimane con una prevista ressa di visitatori nel centro storico. Aggiunge Francesco Domenici (albergo Villa Marta), rappresentante di Confesercenti: «La nostra è una realtà molto positiva, ci aspettiamo prenotazioni che coprano al 100% i posti disponibili negli hotel. Anche se preferiamo una Pasqua più “bassa” che vada a creare un altro periodo di alta stagione, quest’anno invece arriva in un momento dell’anno che vedrebbe lo stesso tante presenze in città. Poi oggi è cambiata l’attitudine del turista, che prenota sempre più last minute vista l’offerta estesa di posti letto, che dà praticamente sempre la possibilità di trovare una sistemazione di buona qualità. E non dimentichiamoci che Lucca ha una fascia medio-alta di strutture».
Che la stagione entri nel vivo con qualche settimana di ritardo non sembra un reale problema per il comparto della ristorazione. Spiega Benedetto Stefani (Antica Trattoria Stefani di via del Borgo), delegato di Confcommercio: «La ristorazione rispetto al passato tira molto di più, non siamo più bottegai ma professionisti del settore che lavorano tutto l’anno. È certo che dal ponte pasquale ci aspettiamo molto, incrociamo le dita per avere il bel tempo. Ma le nostre attività lavorano bene anche negli altri mesi, anche se le tante spese e le tasse non ci consentono di investire nei nostri locali come facevamo prima».
C’è poi il capitolo che riguarda AirBnb e l’accordo che il Comune di Lucca ha sottoscritto con il portale di prenotazioni online di stanze e appartamenti per mini vacanze. Un accordo che ha permesso di monitorare circa 800 alloggi privati prima sconosciuti alle banche dati: meno “sommerso” nel turismo, dunque, e contemporanea lotta all’evasione fiscale (l’imposta nel 2018 ha fruttato al bilancio del Comune introiti per 842.000 euro, circa 90.000 euro in più dell’anno precedente).
Ma per gli albergatori “tradizionali” questa operazione non ha portato benefici diretti. Così Bonino: «L’accordo stipulato cambia poco per le strutture, ma è di sicuro buono per l’amministrazione che incassa nuove risorse da spendere per la città». Secondo Domenici, infine, «l’ospite è ormai abituato a pagare la tassa di soggiorno e non ci fa più caso, anche per le sue basse tariffe (poco più di un’euro a notte per camera, ndr). Bene l’accordo fatto dal Comune, ma ora servirebbe un ulteriore passo in avanti, quello cioè di far riscuotere ad AirBnb la cedolare secca sulle locazioni brevi, per poi comunicare nomi e redditi di chi affitta all’Agenzia delle Entrate». —
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