Il Tirreno

Lucca

L’amico lucchese di Salvatore non parla: è il testimone chiave

Tommaso Silvi ; Altro servizio a pag. 6
L’amico lucchese di Salvatore non parla: è il testimone chiave

Il padre del giovane di Ponsacco morto in Polonia non crede al suicidio. «Non avrebbe mai fatto una cosa del genere»

3 MINUTI DI LETTURA







«Salvatore passava qui le sue serate. Quando giocava online con i suoi amici batteva forte sulla tastiera, la sbranava. Io in camera faticavo ad addormentarmi dal rumore, allora picchiavo sul muro. Glielo dicevo “Salvatò, fai piano per favore”». Carmine Cipolletti scuote la testa. Poggia la schiena sulla sedia in pelle imbottita su cui Salvatore passava le ore, soprattutto la sera, di fronte al pc. «Mio figlio non si è suicidato. Da lucido non avrebbe mai fatto una cosa del genere». Un padre disperato: il figlio è morto, una verità sulla sua fine non c’è. Eppure qualcuno potrebbe sapere: insieme a Salvatore, quella notte maledetta, c’era un amico lucchese. È ritenuto un testimone chiave, ma si rifiuta al momento di parlare.

Il settimo piano di un palazzo di Varsavia, in Polonia. Un gruppo di amici. Un messaggio vocale inviato a un’amica tre minuti prima di volare giù dal terrazzo. Una morte piena di interrogativi.

Quando ha sentito suo figlio per l’ultima volta prima della tragedia?

«Ci eravamo sentiti venerdì ed era tutto ok. Sabato 9 marzo gli ho scritto a mezzogiorno. Gli ho chiesto cosa stesse facendo. Non mi ha mai risposto. Salvatore era già morto ma io non potevo saperlo. Ne sono venuto a conoscenza soltanto la sera».

Perché è convinto che Salvatore non si sia tolto la vita coscientemente?

«Perché lo conosco e non lo avrebbe mai fatto. Ha lavato la macchina prima di partire per la Polonia, giovedì. Era andato a farsi i capelli. Aveva addirittura portato un mazzo di mimose alla madre sul luogo di lavoro. Non era in sé quando ha compiuto quel gesto, l’ho capito ascoltando il messaggio vocale che ha inviato via Whatsapp a un’amica e collega di lavoro poco prima di morire».

Si riferisce alla registrazione in cui Salvatore parla di “un segno da lasciare” inoltrata all’amica tre minuti prima di cadere nel vuoto?

«Sì. Salvatore registra parlando in inglese, usando il “noi” e usando chiaramente la parola “suicidio”. Cosa vuol dire “Noi ora lasciamo un segno, il nostro suicidio”? Non c’è nulla di chiaro in questa vicenda. Voglio la verità. Lo ripeto: Salvatore non aveva motivo di suicidarsi».

Tra le varie piste seguite dagli inquirenti c’è quella del festino a base di alcool e droga finito male. Lei che idea si è fatto al riguardo?

«Salvatore non aveva mai fumato una sigaretta in vita sua. La sua voce in quell’audio non è quella di un ubriaco. Bere non ti porta a lanciarti dal settimo piano di un palazzo. Era alterato, molto alterato, ma non dall’alcool. Sembrava quasi allucinato».

Oltre alla registrazione vocale ha inviato altri messaggi all’amica poco prima di perdere la vita?

«Ne ha mandati diversi. Tutti nei minuti prima della morte. Scrive ripetutamente, cercando di comporre un nome. Alla fine ci riesce, un attimo prima di volare nel vuoto. Quel nome è di un ragazzo polacco che non era presente nell’appartamento quella sera con mio figlio e i suoi amici, però sono amici su Facebook, si conoscevano. Perché ha scritto quel nome? Cosa rappresenta quel ragazzo che ha nominato un secondo prima di morire? Salvatore scriveva perché si era accorto che stava perdendo la lucidità, voleva lanciare un avvertimento».

Ci sono altre stranezze che la portano a pensare a una dinamica diversa rispetto a quella ipotizzata in prima battuta dalle forze dell’ordine?

«Ce ne sono molte. A cominciare dalla bottiglia di rum trovata nell’appartamento, da cui mancava appena un sorso. Erano ubriachi? E come, se avevano bevuto appena un sorso in cinque? Non potevano esserlo, è evidente. E poi gli occhiali di Salvatore, lasciati sul tavolo, in salotto. Non se li toglieva mai. A volte ci si addormentava pure. Se come hanno riferito i suoi amici alla polizia si è gettato dal terrazzo all’improvviso, alzandosi dal divano e saltando dal balcone, non è possibile che abbia pensato a toglierseli. Ci sono troppe circostanze sospette. Lotterò per la verità. Lotterò per mio figlio». —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa