Il dolore
Delitto Marchesano Perizia psichiatrica per Danny Scotto
Altopascio. Una perizia psichiatrica per dimostrare che al momento di sparare all’ex compagno di scuola era incapace di intendere e di volere. È la carta della difesa di Danny Scotto, l’operaio agricolo 27enne di Chiesina Uzzanese, in carcere da novembre con l’accusa di aver ucciso il coetaneo Giuseppe Marchesano (figlio di una donna che vive ad Altopascio), nella sua abitazione di Castel del Bosco, a Montopoli.
L’avvocato Barbara Luceri ha affidato l’incarico al dottor Enrico Malotti, dirigente di psichiatria all’ospedale di Livorno. La prossima settimana la consulenza sarà depositata in procura.
Sono già state consegnate, invece, da parte del Ris di Roma le relazioni balistiche, sulle impronte e sul Dna trovato nell’appartamento della vittima. La perizia sull’arma che ha sparato è dirimente per dare una svolta definitiva all’inchiesta. Se i colpi trovati in casa e nel corpo di Marchesano sono della 357 Magnum di Scotto la ritrattazione del 27enne perderebbe l’ultima labile patente di credibilità.
Per la procura – magistrato Sisto Restuccia – le indagini sono di fatte concluse. Le consulenze a disposizione delle parti – difesa Scotto e legale della famiglia Marchesano, l’avvocato Ivo Gronchi – chiudono la parte peritale dopo quella depositata dal nucleo investigativo dei carabinieri. L’unico dubbio resta il capo di imputazione da contestare tra l’omicidio premeditato o d’impeto, dovuto a un rifiuto o a uno scoppio d’ira dell’assassino che dopo una confessione piena nei mesi scorsi aveva ritrattato sostenendo di non aver ucciso Marchesano. Almeno 11 i colpi che hanno dilaniato il corpo della vittima. Dopo aver ritrattato con il pubblico ministero Sisto Restuccia quanto aveva ammesso al Gip durante l’udienza di convalida del fermo disposto dalla procura, Scotto ha scelto la strada del silenzio.
Dalle indagini è emerso che l’arrestato non solo aveva un rapporto conflittuale con l’amico di scuola che poi ha ucciso. Prima di andare a casa di Marchesano l’indagato aveva contattato, senza riuscire a trovarli, anche altri due ex compagni di scuola con i quali probabilmente intendeva avere un chiarimento, proprio come poi ha fatto con la vittima. Le testimonianze raccolte descrivono lo sparatore come una persona sola, abituata a convivere con i lunghi isolamenti. Una condizione che con il tempo deve averlo destabilizzato, fino a indurlo a “regolare” i conti con l’amico che aveva deciso di diradare i contatti con lui. —
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