Il Tirreno

Lucca

ieri il vernissage 

Disegnare con gli occhi liberi dei bambini Al via la mostra alla Fondazione Ragghianti

Paola Taddeucci
Disegnare con gli occhi liberi dei bambini Al via la mostra alla Fondazione Ragghianti

In esposizione cento pezzi, tra dipinti, grafiche, sculture e fotografie di autori come Morandi, Balla, Magri e De Chirico

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Disegnare con gli occhi dei bambini. Perché solo in loro si ritrovano la purezza, la poesia, la semplicità e la libertà di cui gli adulti vengono privati dalle convenzioni sociali.

Fu questa seduzione, tra la fine del 1800 e gli anni Trenta del 1900, a spingere molti grandi pittori e scultori verso l'universo infantile nel cosiddetto ritorno al primitivismo, che non interessò soltanto l'Italia, ma percorse l'intera Europa. Fenomeno artistico poco indagato: ad approfondirlo per primo nel XX secolo fu Carlo Ludovico Ragghianti.

In un saggio del 1969 l'insigne storico e critico d'arte lucchese mise in evidenza il legame tra disegno infantile, arte medievale e produzione figurativa dei primi tre decenni del Novecento, sottolineando la necessità di ulteriori approfondimenti. Quarant'anni dopo, quel messaggio è stato recepito dalla Fondazione Ragghianti - creata da lui e dalla moglie e a loro intitolata – con “L'artista bambino. Infanzia e primitivismi nell'arte italiana del primo Novecento”, la prima grande mostra dedicata all'argomento che, dopo il vernissage di ieri sarà aperta al pubblico da oggi e fino al 2 giugno.

In esposizione ci saranno circa cento pezzi - tra dipinti, grafiche, sculture, fotografie, riviste d'epoca e documenti - di autori come Giorgio Morandi, Giacomo Balla, Carlo Carrà, Giorgio de Chirico, Ardengo Soffici, Mario Sironi, Alberto Magri, Lorenzo Viani, Adolfo Balduini, Ottone Rosai, Tullio Garbari. Artisti che, a un certo punto della loro ricerca espressiva, avvertirono l'urgenza di “tornare bambini”, recuperando nelle loro opere – in varie forme e stili - la freschezza e la libertà del disegno infantile. Un'urgenza che, sull'onda della celebrazione romantica del fanciullo, iniziò a manifestarsi in Italia nella seconda metà del 1800 con il macchiaiolo Adriano Cecioni, pittore e scultore fiorentino, cui è dedicata la prima della sei sezioni dell'esposizione. Che, seguendo un percorso cronologico fino ai primi decenni del XX secolo, nella seconda sezione conduce a cavallo tra Otto e Novecento con Giacomo Balla, tra gli altri, e i bozzetti del suo quadro “Il fallimento”. Al caso pionieristico del pisano-barghigiano Alberto Magri e del cenacolo tosco-apuano è invece riservata la terza sezione: oltre a molte opere di Magri - precursore dell'accoglienza di stilemi infantili e medievali - ci sono diversi dipinti di Lorenzo Viani, tra cui “Ornella che scrive”. In questa parte sono esposti anche “Il Giornalino di Giamburrasca” e “Il Corriere dei Piccoli”, esempi per eccellenza dell'illustrazione per l'infanzia dell'epoca.

Si passa poi agli anni della Grande Guerra, quando invece l'immagine del bambino fu tra le più sfruttate dalla propaganda: per una sorta di osmosi culturale, la pittura risentì di questa pacifica invasione, e nei quadri di molti artisti – tra i quali Rosai e Garbari – restò traccia di quelle fanciullesche figurazioni.

Come nei materiali a stampa e nei disegni di altri grandi pittori come Sironi, de Chirico, Carrà e Soffici.

Su questi ultimi due si concentra la quinta sezione, nella quale vengono proposte opere e scritti sulle loro idee di arte popolare e infantile, mentre la mostra si conclude con vari esempi di primitivismo italiano negli anni Venti e Trenta del Novecento: dal miniaturismo del primo dopoguerra ai ritratti e paesaggi dalle atmosfere incantate del periodo successivo. La mostra è curata da Nadia Marchioni, specialista sull’arte dell’Ottocento e Novecento con il coordinamento di Paolo Bolpagni, direttore della Fondazione. L’esposizione ha il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio e il patrocinio di Regione, Provincia e Città di Lucca. —



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