Sicurezza
Dipendenti nel limbo verso una causa alla Provincia
Settori sovraccarichi, niente salario accessorio, fabbisogni decisi arbitrariamente I sindacati interni chiedono un confronto e una riorganizzazione dell’ente
LUCCA. «Siamo in una sorta di limbo, da mesi stiamo aspettando la riorganizzazione perché in queste condizioni ci troviamo in difficoltà e, di conseguenza, si trovano in difficoltà anche gli utenti. Siamo depotenziati»: senza certezze, con settori sovraccarichi di lavoro e senza criteri chiari su come gestire eventuali nuove assunzioni e nuovi contratti. Un quadro poco rassicurante quello che arriva dai rappresentanti sindacali della Provincia, dove i problemi di cassa dell’ente si fanno sentire, generando a cascata tutta una serie di effetti. Difficoltà economiche che gli stessi dipendenti comprendono anche («I finanziamenti a livello nazionale sono stati promessi, è vero, ma tra il promettere e concedere c’è di mezzo uno spazio immenso»), e che impediscono alla Provincia di preparare il bilancio di previsione con tutto quel che ne consegue, ma non per questo giustificano la situazione con la quale si trovano a convivere.
È una situazione di incertezza, che si riverbera sia sul lavoro dei dipendenti, ma anche sulle loro tasche, visto che in queste condizioni salario accessorio e simili diventano un qualcosa di alieno: «Al momento il problema non riguarda la nostra paga base, ma tocca il finanziamento degli emolumenti». Insomma, una situazione di caos che solo un piano chiaro (e, chiedono i sindacati, condiviso) potrà risolvere. Ma finora tutte le richieste di confronto non hanno portato a nulla. Un confronto definito improrogabile per affrontare tutta una serie di questioni, a partire dall’assetto organizzativo dell’ente (il piano in materia deve essere approvato entro maggio): «La mancanza di corrette valutazioni organizzative – denunciano le Rsu – ha portato la nostra Provincia a essere in Toscana quella col maggior numero di dirigenti (1 su 31 dipendenti contro 1 su 51 della media nazionale) senza contare i funzionari con posizione organizzativa (20 unità) e i dipendenti con specifiche responsabilità (21)».
«Questa organizzazione non regge – continuano i sindacati interni – e si ripercuote pesantemente sui servizi al cittadino. La Rsu ha più volte cercato di interloquire con l’amministrazione, per condividere un percorso capace di migliorare i servizi ai cittadini e di a tutelare le professionalità e le prerogative economiche e sindacali dei dipendenti. Purtroppo a oggi non abbiamo ricevuto che laconiche risposte interlocutorie, e la Rsu è stata di fatto estromessa da qualsiasi possibile valutazione sul documento di riassetto. Un documento di rilevanza fondamentale per la sopravvivenza dell’ente stesso nonché per l’apertura di procedure di mobilità, sia in uscita che in entrata, che al momento vengono concesse o negate in maniera del tutto discriminatoria e palesemente arbitraria, con un piano di fabbisogno elaborato in maniera del tutto unilaterale da parte dell’ente e fortemente criticato da parte della Rsu stessa». Insomma, ci sono interi settori sovraccarichi (vengono citati a mo’ di esempio scuola e strade), e i sindacati interni vorrebbero dire la loro quando si tratta di redistribuire personale e relativi incarichi.
Da qui la decisione di organizzare un’assemblea dei dipendenti dove si parlerà anche dell’ipotesi di ricorrere ad azioni legali, a garanzia del lavoro, della professionalità e del diritto «ad avere regole certe e condivise in ordine alle mobilità e ai percorsi di crescita interni». —
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