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San Pellegrino: salvo il museo grazie all’intesa tra enti

Luca Dini
San Pellegrino: salvo il museo grazie all’intesa tra enti

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CASTIGLIONE. Il museo di San Pellegrino in Alpe è salvo. Nell’ultimo consiglio comunale a Castiglione è stato approvato il protocollo d’intesa tra Provincia, la Parrocchia di San Pellegrino e San Bianco, Comuni di Castiglione e Frassinoro, Unione Comuni Garfagnana, Ente Parchi Emilia Centrale e Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano. Protocollo che impegna le parti a valorizzare il museo.

Il comune di Castiglione toglierà tutte le tasse alla struttura e si accollerà, assieme a Frassinoro, la manutenzione dello stabile, mentre i due enti Parco parteciperanno per la valorizzazione turistica e culturale e prestando servizio con i loro addetti per 50 giorni lavorativi, in aiuto del già presente della dipendente della Provincia.

«Siamo contenti del risultato – dicono il sindaco Daniele Gaspari e il consigliere Roberto Tamagnini – tanti enti tutti assieme si impegnano per fare qualcosa di concreto per salvaguardare un patrimonio quale quello del museo etnografico. L’unione fa la forza. Il pericolo di chiusura e spostamento è scongiurato e adesso si può finalmente progettare, pensando anche alle stagioni con minor affluenza coinvolgendo le scuole. È un museo unico in tutta Italia che finalmente sarà valorizzato a dovere».

Il Comune di Castiglione penserà subito alla manutenzione dello stabile: «Abbiamo tolto canone immobiliare, Imu, Tari e Tasi – prosegue il sindaco –abbiamo così alleggerito i costi del museo. Era una vera e propria missione quella di salvare il museo e salvarlo in quella location così particolare, in una San Pellegrino in Alpe che ha una storia profondissima». Il museo etnografico Don Luigi Pellegrini ha sede nei locali dell’Ospizio di San Pellegrino dell’XII secolo, a 1500 metri di altezza, che anticamente serviva da ricovero per i viandanti che attraversavano l’Appennino. Il museo è una delle più importanti raccolte di oggetti di cultura materiale del Centro Italia, e la sua storia si intreccia con la vita di don Luigi Pellegrini, economo spirituale a San Pellegrino e successivamente parroco di Chiozza. L’idea della raccolta nacque durante i lavori di restauro: nel 1968 si cominciò a creare la collezione. Il percorso espositivo è articolato in 14 sale organizzate secondo diversi temi. —

Luca Dini

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