Il Tirreno

Lucca

IN TRIBUNALE 

Condannato padre che sperpera i soldi del figlio con disabilità

L.T.
Condannato padre che sperpera i soldi del figlio con disabilità

Settantenne della Piana amministratore di sostegno  accusato di peculato per aver distratto 150mila euro

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LUCCA. Aveva ricevuto dal giudice tutelare l’incarico di amministratore di sostegno del figlio gravemente menomato a seguito di un incidente stradale e impossibilitato a provvedere da solo alla tutela dei propri interessi. Ma a quel compito assegnatogli - assistere, sostenere e rappresentare quel figlio che si trovava nell'impossibilità di provvedere in tutto o in parte al compimento delle funzioni della vita quotidiana - non ha ottemperato come avrebbe dovuto. Distraendo il denaro che invece sarebbe dovuto essere interamente destinato al figlio divenuto disabile. E visto che, per il ruolo ricoperto, il suo incarico è ritenuto alla stregua di un pubblico ufficiale, il genitore è stato indagato, rinviato a giudizio e condannato in abbreviato dal gup Antonia Aracri a 2 anni e 6 mesi di reclusione con l’accusa di peculato che prevede una pena edittale da 4 a 10 anni di reclusione. Il suo legale ha preannunciato ricorso in Appello.

I FATTI

Nel 2008 un ragazzo di venticinque anni residente nella Piana resta gravemente ferito in un incidente automobilistico che avviene a Milano. Rimane a lungo in coma e si salva miracolosamente. Ma i segni di quel trauma gli rimangono addosso per sempre. Inizia una causa civile e nel 2015 si arriva ad una sentenza che costringe l’assicurazione a risarcire il giovane di circa 700mila euro. La famiglia del ragazzo è molto numerosa e il giudice nomina il padre oggi settantenne come amministratore di sostegno perché possa far fronte alle sue esigenze quotidiane visto che lui non può più farlo. Invece il genitore impiega i soldi dell’assicurazione in modo non consono. Una figlia, un parente, un amico gli chiedono un prestito o del denaro e lui, forse ignaro delle conseguenze penali, preleva i soldi dal conto del figlio disabile. La situazione va avanti per un po’. Poi la moglie, da cui si è separato, e una figlia presentano un esposto-denuncia in procura dove, cifre alla mano, segnalano il comportamento dell’amministratore di sostegno. Il giudice toglie subito l’incarico all’uomo e nomina un’amministratrice che, con l’aiuto di un legale e attraverso gli estratti conto, indica in 150mila euro la somma mancate dal conto del giovane menomato. —

L.T.

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