Sicurezza
Valentina, tra il cinema e i Kennedy per far vincere i diritti umani
Da anni lavora per il centro dedicato al senatore americano: «È una riflessione che va portata ovunque» Sulla città ha cambiato idea con il passare degli anni: «Da ragazzina la soffrivo, da adulta le riconosco tanti meriti»
il personaggio
flavia piccinni
Valentina Pagliai è una donna gentile, che parla in fretta e allo stesso tempo conosce il peso delle parole. Nata a Lucca da genitori lucchesi, qui ha studiato al Liceo scientifico Vallisneri e vissuto fino a trent’anni – laureandosi in storia e critica del cinema a Pisa – per poi trasferirsi a Roma, per un master in diritti umani, dunque a Firenze.
«Nel 2015, mentre io vivevo a Firenze e il mio compagno era sempre a Roma, dove ci siamo conosciuti nel 2005, sono rimasta incinta di mia figlia. Abbiamo riflettuto molto se stabilirci a Firenze o a Lucca, ma poi, insieme, abbiamo scelto Lucca, dove sono tornata un mese prima che nascesse Camilla. Dal 2005 lavoro per il Robert F. Kennedy Human Rights Italia, dove mi occupo dei progetti educativi sui diritti umani». L’incontro con la fondazione risale però a diversi anni prima. «Nel 2003 – prosegue Pagliai – lavoravo a Lucca per un’agenzia di comunicazione e mi fu chiesto di occuparmi di un progetto educativo sui diritti umani. Così, un po’ da autodidatta all’inizio, mi sono avvicinata alla tematica che ho poi approfondito con un master. Sono stati mesi intensi, durante i quali lo abbiamo lanciato in tutta Italia grazie a Marialina Marcucci, che è tuttora Presidente del Robert F. Kennedy Human Rights Italia, e con il grande aiuto di Lucio Dalla, che coinvolse amici cantanti, attori, giornalisti nello spettacolo teatrale Speak truth to power. L’iniziativa ebbe così tanto successo che decisero di aprire la prima sede al di fuori degli Stati Uniti proprio a Roma e poi, dal 2012, ci siamo trasferiti a Firenze presso l’ex carcere cittadino de Le Murate».
Le domando di spiegarmi di più rispetto allo spettacolo teatrale, e al progetto stesso. «Tutto – aggiunge – nasce da un libro che Kerry Kennedy, settima figlia del senatore Robert Kennedy, ha scritto intervistando attivisti dei diritti umani da tutto il mondo. Alcuni avevano già vinto il Premio Nobel per la Pace ed erano già famosi come Elie Wiesel o il Dalai Lama, altri lo sarebbero diventati come Wangari Maathai, attivista per i diritti dell’ambiente, o Kailash Satyarthi, che lo ha vinto nel 2014 insieme a Malala e che noi abbiamo portato in molte scuole italiane».
Dal libro sono stati tratti due manuali educativi dal titolo “Coraggio senza confini”: uno per le scuole primarie e uno per le scuole secondarie. «Attraverso le storie di questi attivisti – continua Pagliai – raccontiamo quali sono le grandi sfide per la tutela dei diritti umani a livello globale e cerchiamo di motivare i ragazzi ad essere il cambiamento che vogliono vedere nel mondo, come disse il Mahatma Ghandi. Importante è il lavoro che facciamo con i loro insegnanti e con i giochi di ruolo, puntando sul valore dell’empatia. Il progetto ha anche una mostra fotografica, con i ritratti degli attivisti realizzati dal fotografo Premio Pulitzer Eddie Adams, e uno spettacolo teatrale, scritto da Ariel Dorfman che, oltre che da Lucio Dalla, è stato messo in scena da molte scuole italiane. Oggi il progetto è in moltissime nazioni europee e in tutto il mondo».
Pagliai mi spiega che il suo lavoro è in continua evoluzione, e che sogna di portare la riflessione sui diritti umani in tutti gli ambiti. «Le mie grandi passioni sono sempre state il cinema e il mondo della scuola. Ho un grande rispetto e una grande fiducia nell’istituzione scolastica, che è la base della società. Da quest’anno collaboriamo con il Lucca Film Festival-Europa Cinema e porteremo a Viareggio film e dibattiti sui diritti, con una particolare attenzione alle tematiche di genere. A Viareggio è infatti stata lanciata la Carta di Viareggio, una proposta di legge per modificare la legislazione esistente in materia di violenza contro le donne».
Mi dice che vorrebbe vedere Lucca – agevolata anche dalle numerose realtà presenti – come un polo per i diritti umani, un luogo fisico ed ideale dove confrontarsi su diverse tematiche; mi spiega che da ragazza la città un poco la soffriva: «Ci conoscevamo tutti e se non ti comportavi secondo gli schemi eri etichettato come strano. Ma tornandoci da adulta l’ho vista sotto una luce diversa e credo che si meriti tanto. Infatti un altro progetto che sto portando avanti con “Turismo e diritti umani” è quello di far conoscere alle scuole di tutta Italia e non solo la bellissima storia del nostro territorio». La si potrebbe ascoltare per ore. «Da Lucca – continua, quasi rapita nell’emozione – nel Novecento sono partiti tantissimi emigranti, spopolando intere aree, soprattutto nella valle del Serchio e nell’entroterra versiliese. Alcuni sono tornati e hanno ricomprato le case abbandonate, altri hanno parlato con così struggente nostalgia dei luoghi natii da creare quello che oggi si chiama “turismo ancestrale” , arricchendo le nostre zone. Sulle nostre montagne Piero Calamandrei ha scritto l’Ode alla Resistenza, che il 25 aprile viene ricordata in tutta Italia. Vorrei che chi viene a Lucca non si fermasse solo all’Anfiteatro o sotto la Torre Giungi, ma visitasse i paesi rinati grazie ai nostri emigranti, o Sant’Anna di Stazzema. E magari si fermasse a riflettere che anche noi siamo stati discriminati e malvoluti, neanche tanto tempo fa».
Questa idea del passato che è guida dell’oggi va di pari passo con il pensiero di fare rete – così contemporanea, e così poco lucchese. Pare quasi un’ossessione che permea tutto il suo pensiero, da quando accenna ai grandi eventi ( “solo trent’anni fa erano impensabili”) a quando si rivolge agli itinerari capaci di mettere insieme turismo e riflessioni storiche. Per Lucca ha solo parole gentili – una su tutte: «Ha una bellezza a cui si fa difficilmente l’abitudine» – e anche per i suoi abitanti che «spesso si mostrano peggio di quello che sono». E poi: «Vedi, anche se credo che manchi una spinta ed un sostegno alle realtà culturali che provengono dal basso, vivere a Lucca è una fortuna. È così piccola non ci sono zone di seria A e zone di serie B. Nelle grandi città a volte il destino è segnato dal quartiere dove abiti. Qui non è così». —
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