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Mura, avvocati al contrattacco «L’indagine è tutta da rifare»

Luca Tronchetti
Mura, avvocati al contrattacco «L’indagine è tutta da rifare»

La vicenda nasce dall’incidente a due turisti francesi avvenuto ad agosto  I legali di Biancalana, Tani e Marchi eccepiscono sull’operato della procura

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LUCCA. Le Mura, simbolo di Lucca e baluardo a difesa della città, tornano a essere terreno di battaglia. Stavolta lo scontro in essere non è con le città storiche rivali (Pisa tra tutte), ma riguarda una vicenda di natura giuridica: un banale incidente sopra l’arborato cerchio – uno dei tanti avvenuto nel corso degli anni, causati principalmente dalla mancata consapevolezza del visitatore di trovarsi pur sempre ad un’altezza di almeno 7 metri rispetto al piano stradale – con un bimbo francese di 5 anni e suo padre precipitati nella zona della cannoniera Est del San Regolo procurandosi lesioni gravi superiori ai 25 giorni di prognosi. Il procuratore della Repubblica Pietro Suchan apre un’inchiesta e tre mesi fa pone sotto sequestro la cannoniera e il baluardo e iscrive nel registro degli indagati con l’accusa di lesioni colpose per aver omesso di garantire la sicurezza delle Mura, il presidente dell'Opera delle Mura Alessandro Biancalana e due dirigenti del comune di Lucca, Giovanni Marchi e Maurizio Tani. Nessuna iscrizione per i genitori del bimbo in relazione alla sorveglianza del minore. A questo punto il 20 febbraio la procura dispone un accertamento irripetibile: un sopralluogo fotografo per fissare lo stato dei luoghi forse in attesa di un dissequestro che ancora oggi non è stato posto in essere. Da lì ecco che tra accusa e difesa inizia una guerra a colpi di natura procedurale.

Per i legali degli avvocati, i penalisti Carlo Di Bugno e Lodovica Giorgi, l’indagine è da rifare: viziata dall’interrogatorio dei genitori del bimbo caduto dalle Mura che è stato svolto in lingua francese senza la presenza di un interprete come invece prevede il codice di procedura penale (nelle sommarie informazioni dei vigili urbani è assente la traduzione) e che eccepisce la nullità delle dichiarazioni e ad esse quella derivata dall’avviso di conclusione delle indagini. E non si limitano a rilevare il vizio procedurale. Passano al contrattacco: chiedono al capo dell’ufficio requirente di poter svolgere appieno le loro indagini difensive (rilievi tecnici, grafici, planimetrici, fotografici, esperimento giudiziario con la stessa bicicletta del piccino che cade dal punto esatto dove è precipitato il ragazzino francese) e che venga presa in esame anche l’ipotesi di omessa vigilanza dei genitori nei confronti del figlio minorenne.

La risposta del procuratore Suchan non si fa attendere. Concede alla difesa soltanto la traduzione del verbale, ma non di richiamare i genitori e i testimoni per essere nuovamente ascoltati. Così mercoledì mattina con lettera protocollata rigetta l’istanza di eccezione di nullità del pool difensivo sulla base del comma tre dell’articolo 143 del codice di procedura penale: la traduzione gratuita di atti o anche solo parte di essi, ritenuti essenziali per consentire all'imputato di conoscere le accuse a suo carico, può essere disposta dal giudice, anche su richiesta di parte, con atto motivato, impugnabile unitamente alla sentenza. Immediata, ieri mattina, la contro replica protocollata alla segreteria del procuratore da parte legali dei tre indagati. Sostengono che quell’articolo del codice di procedura si applica ai casi in cui l’indagato non conosca la lingua italiana prescritta per il procedimento e tale circostanza è da escludersi visto che Biancalana, Marchi e Tani conoscono, comprendono e scrivono correttamente nella lingua nazionale e che, in ogni modo, dalla disposizione del codice si evince la necessità che il provvedimento sia motivato dal giudice che agli atti, ad oggi, non risulta. Ergo: la difesa mantiene ferme le eccezioni di nullità. Un processo che si presenta sin dall’inizio irto di difficoltà da parte dell’ufficio del pubblico ministero. —

Luca Tronchetti

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