Il dolore
Come affrontare la violenza Una guida per i dottori
LUCCA. Che sia un segno dei tempi, o che, più semplicemente, si siano finalmente aperti gli occhi su un fenomeno che c’è sempre stato, poco importa. Quel che conta è che, purtroppo, la violenza esiste e deve essere combattuta. Già, ma come fare? Non è per niente facile. Non è facile intanto riuscire a individuarla e, probabilmente, ancor più difficile è riuscire a far aprire le vittime.
Va in questa direzione l’altra iniziativa illustrata ieri alla sede dell’Ordine, da parte di Piera Banti, responsabile del pronto soccorso dell’ospedale di Castelnuovo, nonché responsabile per l’Asl del protocollo “Codice Rosa”, ossia di quell’insieme di interventi a tutela delle persone vittime di violenza di genere e di violenza assistita.
Un terreno sul quale occorre muoversi con molta cautela per riuscire a dare, a chi di violenza è vittima, l’aiuto di cui ha bisogno. E non tutti, medici compresi, sono preparati a percorrerlo nel modo giusto.
Per aiutare il personale sanitario prima a riconoscere i casi di violenza, poi ad affrontarli nel modo giusto, la dottoressa Banti, insieme a Daniela Caselli, ha realizzato un opuscolo, inserito nell’ultimo numero di “Lucca Medica”, la rivista che arriva a tutti gli iscritti all’ordine della nostra provincia. Un opuscolo che tutti sono invitati a leggersi bene: in quelle sedici pagine che lo compongono, infatti, sono illustrate molte cose: gli aspetti tecnici e giuridici legati al fenomeno della violenza, che sia rivolta verso le donne o verso i bambini (doppiamente a rischio, sia come vittime dirette, sia come testimoni di fenomeni traumatici cui possono assistere), i contati a cui rivolgersi. Ma, soprattutto, approfondiscono due lati centrali della questione.
C’è l’aspetto “individuazione”, ossia il come individuare un caso di violenza subita nel paziente che stiamo curando. Poi c’è l’aspetto ancora più difficile da affrontare: il come rapportarsi con la persona che, a nostro avviso, ha subito violenza. In sintesi: «Riconoscere e interfacciarsi».
«La formazione sul come trattare la violenza – spiega la dottoressa Banti – è la cosa principale. Sbagliare approccio può essere devastante. C’è un’espressione che uso in questi casi: chi subisce violenza è come una tessera bancomat dove, se sbagli tre volte il Pin, non funziona più nulla. Ecco, sbagliare le prime domande verso una persona che ha subito violenza vuol dire farla chiudere a riccio. A questo serve la guida, a riconoscere la violenza, a capire se la persona che abbiamo davanti è in condizioni di pericolo e a fare le cinque domande giuste per comprenderlo». —
Luigi Spinosi
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