Lutto
Chiude il negozio “L’alcova” Il titolare: «Barga mi mancherà»
BARGA. La crisi colpisce tutti, indistintamente. Capita così che nel centro storico di Barga i turisti continuino ad arrivare a frotte, ma che abbiano meno soldi da spendere. E così, con la morte nel cuore del titolare, ha chiuso i battenti il negozio “L’alcova” di Paolo Caravacci, in via di Borgo. Un’attività di artigianato di alto livello, in linea appunto col contesto urbano di Barga Castello. Una storia nella storia. Sì, perché Paolo, originario di Firenze, ha voluto salutare la sua Barga adottiva con una toccante lettera affissa all’entrata del negozio, e postata anche sui social. Una dichiarazione d’amore per il paese e un ringraziamento per chi lo ha saputo accogliere: «D’ora in poi non sarò più a Barga e questa vetrina rimarrà spenta. Questo negozio chiude e volta pagina. Quindi saluto tutte le persone che mi hanno dimostrato interesse, stima, amicizia e infine affetto, che ho contraccambiato come ho saputo e potuto fare, e che hanno reso possibile la mia permanenza in questo luogo. Quando arrivai più di dieci anni fa, Barga non assomigliava al paese che lascio. Era una sera di settembre e c’era Barga Jazz. Dopo pochi mesi aprii. Rimasi affascinato dalla bellezza della vostra terra, che sono sicuro io e voi, vediamo da prospettive completamente diverse. Ho viaggiato tanto e ovunque, ma nessun posto assomiglia a questo. Incontrai dopo qualche mese un uomo con i baffi in mezzo ad un vicolo. Gli avevo chiesto di chi fosse un locale che avevo visto vuoto, per affittarlo. Mi disse di passare in ufficio da lui quando volevo. Era il sindaco di allora (Umberto Sereni nda) e senza mancare di rispetto a qualcuno, è stato proprio grazie alla sua cortesia che trovai il fondo che occupai. C’era un’atmosfera diversa a Barga e che nel tempo è cambiata molto. Mi mancheranno i vostri odori, i vostri rumori, le campane del duomo che saprei riconoscere tra centinaia e centinaia. Le feste, le chiacchere della Cinzia con le sue amiche sedute al fresco, le urla benevole della Laura dalla cucina, o sentire brontolare Peppe che la stagione era andata male. Mi mancheranno la pizza sulla terrazza del Capretz a primavera, i mercatini, l’azzurro di certi cieli che avete quassù».
Poi l’amarezza: «Ho resistito a lungo prima di andarmene, ma alla fine ho capito che era naturale che accadesse e che stavo cercando semplicemente di rimanere attaccato a qualcosa, che era divenuto inconsistente». —
Nicola Bellanova
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