Sicurezza
Pensionata morta, Asl apre un’indagine interna
L’azienda esprime solidarietà ai familiari e avvia un’analisi approfondita delle attività svolte con i medici coinvolti
PORCARi. Dopo alcuni giorni di riflessione l’Asl diffonde una nota sulla vicenda di Giuliana Petrini, la 79enne di Rughi, morta – secondo i familiari – a seguito della perforazione all’atrio destro del cuore durante un intervento di routine. Una vicenda su cui la procura ha aperto un fascicolo, iscrivendo nel registro degli indagati il medico ospedaliero che ha eseguito l’intervento.
«In merito alla vicenda della signora deceduta domenica 24 febbraio all’ospedale “San Luca” di Lucca e riportata dalla stampa – si legge in una nota – L’Asl Toscana nord ovest sta conducendo un’analisi approfondita nell’ambito delle attività a tutela della sicurezza dei pazienti. L’azienda, esprimendo la propria vicinanza ai familiari della donna, prende atto della loro decisione di presentare un esposto sulla vicenda e sta effettuando un’indagine interna con i professionisti interessati. Si può comunque affermare che la signora è stata presa in carico ed assistita da strutture e da professionisti altamente qualificati, che hanno condiviso con la paziente l’opportunità ed i rischi di procedere all’inserzione di un catatere venoso centrale, per proseguire i trattamenti clinici recentemente avviati a causa delle condizioni provocate dalla patologia in stadio terminale di cui purtroppo soffriva la signora».
Che qualcosa non sia andato per il verso giusto pare acclarato, ma la situazione è stata comunque gestita secondo le procedure e la morte della donna – secondo l’azienda – non è attribuibile all’intervento. «Secondo quanto si è potuto appurare – sottolinea la nota dell’azienda – le conseguenze negative della procedura sono state tempestivamente gestite, grazie alla collaborazione tra l’ospedale “San Luca” e l’azienda ospedaliero-universitaria pisana. Il decorso clinico successivamente si è complicato, viste le gravi patologie presenti, fino al decesso. In base agli atti d’ufficio, risulta che la causa della morte non è attribuibile alle manovre eseguite con il cateterismo venoso centrale».
«Si rimane – conclude la nota diffusa ieri dell’azienda sanitaria in attesa degli accertamenti autoptici, come allo stesso modo si sarebbe fatto con il riscontro diagnostico già concordato con i familiari, prima che questi optassero, legittimamente, per l’esposto alla procura della Repubblica». —
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