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Detenuto morto in cella la procura chiederà l’archiviazione al gip
LUCCA. Nessun nesso causale tra le gravi patologie di cui soffriva il detenuto e il regime carcerario a cui era sottoposto. Il decesso per arresto cardiocircolatorio di Massimo Tamagnini, 55 anni, originario della Garfagnana, ed ex operaio anche al Molino Maionchi, sarebbe potuto avvenire anche il altri luoghi e con identico finale. È quanto stabilito dai risultati dell’esame autoptico svolto dall’anatomopatologo nominato dalla procura della Repubblica. Così il sostituto procuratore Antonio Mariotti chiederà al gip l’archiviazione del procedimento aperto lo scorso dicembre dopo la morte in cella - avvenuta nel pomeriggio del giorno di Santo Stefano - in seguito ad un esposto-denuncia presentato dai familiari della vittima assistiti dall’avvocato Carlo Alessandro Vaira. Tamagnini era detenuto da circa un anno e avrebbe dovuto scontare 9 mesi di reclusione. Appena entrato in carcere le sue condizioni di salute non erano ottimali e nel giro di otto mesi gli erano state respinte due istanze di revoca delle misura detentiva con richiesta di arresti domiciliari. —
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