Il Tirreno

Lucca

bimbo scomparso a due anni 

Sempre più persone vogliono contribuire al funerale in Marocco

Sempre più persone vogliono contribuire al funerale in Marocco

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altopascio. È continuato per tutta la giornata di ieri il tam tam di solidarietà: sempre più persone vogliono contribuire ad aiutare la famiglia del bimbo di due anni e due mesi deceduto per una terribile malattia a portare in Marocco la piccola salma. Il Marocco infatti è il paese di origine di questa famiglia così duramente colpita.

La catena di solidarietà si è innescata dopo che la dottoressa Alberta Romani, pediatra del piccino, attraverso il suo profilo Facebook ha fatto un messaggio per sensibilizzare le persone alle necessità della famiglia.

Tanta gente ha risposto sul momento e tanta ha continuato a rispondere. Anche ieri la dottoressa Romani ha ricevuto tantissime telefonate di persone che hanno espresso la volontà di contribuire. E questa mattina, con tutte le probabilità, queste persone si recheranno allo studio della pediatra per fare le loro donazioni: ieri, domenica 24 febbraio, era impossibile perché l’ambulatorio era chiuso.

È stata una dura lotta contro la malattia quella del bambino di due anni e due mesi. È terminata purtroppo qualche giorno fa quando il piccolo è morto.

Da poco i sanitari del Meyer, che lo curavano insieme alla sua pediatra, avevano deciso di dimetterlo dall’ospedale e mandarlo a casa per fargli trascorrere l’ultimo periodo della sua vita con le persone più care. E così è stato: il piccolo si è spento fra le braccia della madre.

Da qui inizia la seconda parte di questa tragica storia. I genitori desiderano portare il corpicino in Marocco per la sepoltura. Ma il viaggio costa molti soldi e la famiglia non può farcela da sola. Così la dottoressa Romani, dopo aver parlato con i genitori del bimbo, insieme alle segretarie, decide di mettere su una colletta nel suo ambulatorio di via papa Giovanni Paolo II.

In tanti fra quelli che venerdì, quando è stata lanciata l’iniziativa, e sono passati dall’ambulatorio si sono informati e hanno lasciato un contributo. Dopodiché la dottoressa ha comunicato la sua iniziativa su Facebook, raggiungendo una platea più ampia ma ugualmente solidale.

Hanno risposto in tantissimi. E alcune persone - famiglie vicine di casa del piccolo o suoi coetanei, hanno detto di avere già avviato raccolte. —

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