Attenzione
Muore bimbo di due anni: gara di solidarietà per i funerali
Altopascio: la famiglia vuole riportare in Marocco la salma del piccolo, ucciso da una malattia. La pediatra organizza una raccolta fondi e in tantissimi aderiscono
ALTOPASCIO. Questa è una storia di dolore, di un dolore immenso che spezza il fiato. Ma anche di solidarietà, di mobilitazione per chi è più sfortunato, di vicinanza umana. Avviene tutto ad Altopascio. Dove abita una famiglia di origine marocchina che ha un bambino che fin da piccolissimo è affetto da una malattia metabolica che porta a un serio scompenso cardiaco. È un percorso difficile, quello del bambino, di sua mamma, di suo papà e dei suoi fratelli, seguiti dalla pediatra Alberta Romani e dagli specialisti dell’ospedale Meyer di Firenze. Una lotta dura che termina, purtroppo, qualche giorno fa quando il piccolo, a soli due anni e due mesi, lascia questa terra.
Da poco era stato deciso dai sanitari del Meyer di rimandarlo a casa per fargli trascorrere l’ultimo periodo della sua vita con le persone più care. E così è stato: il piccolo si è spento serenamente fra le braccia della madre.
E qui comincia il secondo tempo di questa tragica storia. Perché i genitori vogliono riportare il corpicino in Marocco per la sepoltura. Solo che il viaggio costa parecchi soldi e la famiglia non ha i mezzi per farcela da sola.
Ed è qui che interviene la dottoressa Romani. Che dopo aver parlato con i genitori del bimbo, insieme alle segretarie, decide di mettere su una colletta all’interno del proprio ambulatorio di via papa Giovanni Paolo II.
Nella giornata di venerdì in tanti fra quelli che sono passati dall’ambulatorio si sono informati e hanno lasciato un contributo. Ed è così che la dottoressa Romani decide di comunicare la sua iniziativa su Facebook, raggiungendo una platea più ampia ma ugualmente solidale.
Sono decine i commenti sotto il suo post che annunciano contributi, anticipano l’intenzione di passare dall’ambulatorio per lasciare qualche euro, chiedono come ci si può rendere utili. E si viene così a sapere che si sta muovendo anche la scuola frequentata dal fratello, così come i vicini di casa della famiglia. Perché la solidarietà è contagiosa. E può aiutare, nel suo piccolo, una famiglia a superare il dolore più grande che si possa provare.
L.C.
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