Il Tirreno

Lucca

DAL GIUDICE  

Condannato per le minacce e l’aggressione alla giovane ex

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LUCCA. Credeva di aver trovato l’uomo della sua vita e invece per circa un anno - dal 2015 al maggio 2016 - è stata al centro di un incubo che l’aveva portata a chiudersi in casa in uno stato di depressione. Molestata, minacciata e vittima di un’aggressione. Una vicenda che si è conclusa nella tarda mattinata di ieri con la condanna - di fronte al gup Alessandro Trinci - di un cinquantenne lucchese a 9 mesi e 15mila euro di multa con una provvisionale immediatamente esecutiva alla parte offesa di 5mila euro.

I FATTI

Lei, una bella ragazza lucchese poco più che trentacinquenne che ha lavorato in negozi e uffici, si era innamorata di quel cinquantenne conosciuto quasi casualmente in centro storico. Un uomo pieno di fascino e di charme che sosteneva di essere un nobile e di lavorare nel settore delle pubbliche relazioni. E le aveva nascosto di essere sposato e di avere dei figli. Una relazione andata avanti sino a quando lui ha iniziato ad avere atteggiamenti persecutori e possessivi quando lei, essendo venuta a conoscenza del suo privato, aveva deciso di lasciarlo. I segnali di un atteggiamento estremamente possessivo c’erano stati qualche mese dopo che i due avevano iniziato a frequentarsi più o meno stabilmente. In un ristorante cittadino lo pseudo conte (così si sarebbe fatto chiamare per l’accusa) l’aveva insultata in malo modo quando le si erano avvicinati due avventori - tra l’altro ex poliziotti - per fare i complimenti e accarezzare il cagnolino che teneva al guinzaglio. In un’altra circostanza - per l’inaugurazione di un locale in Versilia - aveva preteso del denaro dal titolare, all’insaputa della giovane compagna che aveva curato l’organizzazione dell’evento, sostenendo che «lei era cosa sua». Infine, la goccia che ha fatto traboccare il vaso: un litigio furibondo in una traversa della Passeggiata di Viareggio con lui che alza le mani sulla giovane compagna. In quel frangente però transita una pattuglia dei carabinieri che assiste alla scena e chiede le generalità della coppia.

SMS MINACCIOSI

Sono decine e decine gli sms minatori e offensivi in grado di minare l’autostima della giovane donne. Il tenore è sempre lo stesso: «Sei una capra», «Devi morire», «Ne ho già sotterrate dieci». Alla fine scatta la denuncia. E si arriva alla richiesta di rinvio a giudizio con il pm Antonio Mariotti in aula. Il cinquantenne, difeso a spada tratta dalla consorte, sostiene in aula di essere vittima di una macchinazione ordita dalla trentacinquenne che si è inventata tutto, che ha disturbi della personalità e vuol rovinarlo spillandogli soldi e incastrandolo a livello familiare. Ma alla sua versione non credono gli inquirenti e nemmeno il giudice che lo condanna. —

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