Gioco
Ribadisce la versione dell’amante: incriminata per falsa testimonianza
Nella causa di separazione la donna ha negato di aver tradito il marito, nonostante le prove che avevano già portato alla condanna “dell’altro”
LUCCA. Fedeli fino in fondo... nell’infedeltà. È il secondo capitolo giudiziario della boccaccesca vicenda che ha coinvolto lui, lei e l’altro.
È la storia di una coppia arrivata alla fine della relazione. Una fine non indolore visto che moglie e marito decidono di affidarsi al tribunale per dirimere l a questione divorzio. Fin qui niente di particolarmente nuovo, capita. Così come capita che per stabilire diritti e doveri reciproci degli ex coniugi (come, per esempio, la questione degli alimenti da versare) occorra individuare eventuali responsabilità o comportamenti scorretti delle parti in causa. Comportamenti scorretti che secondo l’ex marito, un quarantenne della Lucchesia, erano da attribuire alla moglie trentacinquenne, accusata di aver intrecciato una relazione extraconiugale con un altro uomo (nella fattispecie un impiegato 57enne) ben prima del 2014, anno della fine del rapporto coniugale.
Un particolare non da poco, dal momento che questo permetterebbe all’ex marito di chiedere “l’addebito di separazione”, dal momento che la donna sarebbe venuta meno ai doveri coniugali. Per cercare di tutelare la donna, di non farle perdere una serie di benefici, come l’assegno di mantenimento, l’amante, davanti al giudice, ha ammesso di aver avuto una relazione con la stessa, ma solo dopo la fine del suo rapporto con il marito. Ma è stato a quel punto che, con un “coup de théâtre” il marito tradito ha tirato fuori il suo asso dalla manica, sotto forma di un investigatore privato.
Sospettando infatti una relazione extraconiugale l’uomo si era affidato a un’agenzia specializzata, con il detective incaricato che, dopo aver pedinato la moglie (in quel momento non ancora ex) ha dimostrato la veridicità dei sospetti del marito. La donna aveva già da prima del fatidico 2014 una relazione con l’amante, dimostrata da una serie di fotografie che non lasciavano spazio a dubbi. Insomma, l’amante davanti al giudice civile aveva mentito, e a quel punto ne è stata chiesta l’incriminazione per falsa testimonianza. Incriminazione cui è seguita la condanna a un anno e 4 mesi (con i benefici di legge) da parte del giudice Gerardo Boragine.
Sin qui la storia nota, e già salita agli onori delle cronache. Una storia che però non ha impedito alla donna, che evidentemente non aveva imparato nulla da quanto accaduto all’amante, di fare lo stesso errore. Davanti al giudice infatti la trentacinquenne ha ribadito – nonostante le prove già emerse – di non aver avuto alcuna relazione con l’amante prima della fine del matrimonio. E a quel punto anche per lei è scattata l’incriminazione per falsa testimonianza sulla quale dovrà esprimersi il giudice. Insomma, al marito forse no, ma alla versione dell’amante è stata fedele fino in fondo. —
L.S.
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