Il Tirreno

Lucca

Corruzione, trame e violenza politica In un libro ascesa e caduta di Carlo Scorza

umberto sereni
Corruzione, trame e violenza politica In un libro ascesa e caduta di Carlo Scorza

Uno stralcio del capitolo scritto da Umberto Sereni per il volume “Il fascismo dalle mani sporche” 

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la storia

Pubblichiamo un ampio stralcio del capitolo dedicato a Carlo Scorza, ras fascista di Lucca per buona parte del Ventennio, scritto dal professor Umberto Sereni e da pochissimo pubblicato nel volume “Il fascismo dalle mani sporche”, curato da Paolo Giovannini e Marco Palla per i tipi di Laterza.

umberto sereni

Impadronitosi del fascio di Lucca, Scorza proiettò la sua azione sul resto della provincia, dove il movimento stava crescendo. Nel settembre 1921 venne costituita la federazione provinciale. Alla carica di segretario federale fu acclamato lo stesso Scorza, che manteneva gli incarichi di segretario del fascio cittadino e di direttore dell’“Intrepido”. Sotto la spinta del crescente successo nazionale, la rete dei fasci locali aumentò rapidamente, arrivando a coprire l’intero territorio provinciale, con circa 4.000 aderenti. Per controllare questa nuova realtà, che risentiva delle antiche tensioni autonomiste alimentate adesso dalle ambizioni dei diversi capi periferici, Scorza procedeva con i sistemi adoperati per la conquista del fascio cittadino: esasperava rivalità interne, distruggeva le fazioni ostili, imponeva i suoi “pretoriani” come Ballerini a Pietrasanta (della cui cooperazione si avvaleva per l’estorsione di 100.000 lire all’industriale Leonei di Vallecchia), Stefanini ad Altopascio, Guidi a Montecatini. Chi non si adeguava pagava con l’ostracismo e la messa al bando, poiché il progetto di Scorza di fascistizzazione della provincia non poteva tollerare che nel suo territorio rimanessero zone sottratte al suo controllo.

La sua immedesimazione con Castruccio procurava a Scorza quell’investitura a “vicario imperiale”, di cui a suo tempo aveva beneficiato il signore ghibellino. Alla marcia su Roma Scorza guidò circa 2.000 fascisti lucchesi attaccando poi le sedi delle organizzazioni di sinistra e occupando il quartiere popolare di Ponte di Nona, noto come la “Russia romana”.

Dando alle stampe un mese dopo il racconto della sua marcia su Roma, Scorza mostrava di aver ben compreso la decisiva importanza dell’impresa, ricordando con grande enfasi quelle «giornate d’epopea», chiamando a garanti gli eroici «fascisti di Lucchesia». La pubblicazione rappresentava per Scorza un investimento su sé stesso, metteva al sicuro i meriti conquistati con quella esperienza “romana” e si accreditava come uno degli uomini su cui la direzione del partito poteva contare per assolvere a incarichi delicati e rischiosi. Era sicuramente per questa fama che egli fu protagonista dell’aggressione squadrista a Giovanni Amendola, ordita nell’estate 1925 dal Pnf con il contributo attivo di apparati statali, inclusa la Presidenza del Consiglio.

L’intesa con Farinacci per la “lezione” ad Amendola era evidente, per cui si può ragionevolmente supporre che quando, per la programmata intenzione di Amendola di recarsi in Lucchesia per “passare le acque” a Montecatini, se ne profilò l’occasione, non occorsero molte parole per decidere cosa fare tra il segretario nazionale e il suo proconsole lucchese che dell’aggressione ad Amendola fu organizzatore e gestore in prima persona.

Opportunamente predisposto nei giorni precedenti, l’agguato si svolse tra il pomeriggio e la notte del 20 luglio 1925, iniziando quando Amendola giunse all’Hotel La Pace e terminando poche ore più tardi, quando il deputato liberale venne massacrato dalla squadra che agiva agli ordini di Scorza. I fascisti con i bastoni chiodati colpirono duramente la vittima, fracassandogli la testa, il volto e la cassa toracica, con gravi lesioni ai polmoni. Amendola morì nove mesi dopo, trascorsi invano tra cliniche italiane e francesi per cercare rimedio alle ferite di Montecatini. Le indagini per far luce sul tragico episodio, svogliatamente condotte dalla magistratura e dalle forze dell’ordine, non portarono a nulla, confermando così la tesi sostenuta dagli ideatori di un’aggressione frutto della spontanea collera popolare che non intendeva più tollerare la presenza degli oppositori del fascismo.

Scorza fu ricevuto a Roma da Farinacci per conferire «a lungo su argomenti della massima importanza» e invitò il segretario nazionale del Pnf a Montecatini e a Lucca per una visita che il ras lucchese intendeva come consacrazione del suo trionfo. —

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