Gioco
Cipollini finisce nei guai per calunnia ai danni del patron Ivano Fanini
Indagato l'ex campione del pedale. Tutto nasce da una somma contesa di 50.000 euro. Il ciclista aveva denunciato il suo mentore che rivendicava quei soldi dopo una sentenza del tribunale di Lucca del 2009
LUCCA. La querelle tra Mario Cipollini, alias Re Leone del ciclismo mondiale, e il suo talent scout Ivano Fanini, il patron di «Amore & Vita» sempre in trincea nella lotta al doping, si arricchisce di un nuovo capitolo. Nel luglio dello scorso anno Fanini - che ha scoperto e allevato l’ex campione iridato - aveva battuto il re degli sprinter non sui pedali, ma in una volata nelle aule di tribunale.
Cipollini aveva denunciato il suo mentore con la grave accusa di tentata estorsione. Il motivo? Fanini rivendicava una somma di 50mila euro come da sentenza del tribunale di Lucca emessa nel 2009. E il patron del ciclismo lucchese aveva cercato più volte, prima in maniera bonaria e poi giudiziaria, di recuperare il credito arrivando sino ad un pignoramento presso terzi non andato a buon fine nel marzo 2017. E proprio in quel mese a Verona, Fanini aveva minacciato a parole Cipollini di rivelare vicende legate all’uso del doping. Da lì la denuncia dell’asso del pedale alla polizia giudiziaria della procura veronese per il reato di tentata estorsione.
Ma lo stesso pubblico ministero ritenne insussistenti le accuse. Perché non sussistevano gli elementi costitutivi del reato. Non c’era la minaccia visto che non si poteva considerare un danno ingiusto quello derivante dalla divulgazione di vicende di doping che vedono coinvolto Re Leone, ma che erano già state pubblicate sulla Gazzetta dello Sport nel febbraio 2013. E non c’era l’ingiusto profitto con danno altrui. Perché la vicenda s’inseriva a seguito del mancato rispetto di un contratto che imponeva al velocista di correre l’ultimo anno della carriera con la maglia di Amore & Vita.
LA CALUNNIA
L’archiviazione del giudice delle indagini preliminari di Verona, sulla base della richiesta del pubblico ministero, dell’indagato Ivano Fanini, assistito dall’avvocato Fiorenzo Alessi del foro di Rimini, è stata determinante per la formulazione del capo d’imputazione nei confronti del querelante Mario Cipollini. In pratica le parti si sono rovesciate: l’accusato è diventato accusatore. E per Re Leone il pubblico ministero Maria Beatrice Zanotti ha chiesto il rinvio a giudizio per il cinquantaduenne ex campione del mondo di ciclismo con l’accusa di calunnia. Sapendo innocente Ivano Fanini del delitto di tentata estorsione lo denunciava alla pg della procura di Verona in modo che venisse aperto a suo carico un procedimento poi concluso con l’archiviazione. Fanini è parte offesa e può comparire in giudizio costituendosi parte civile e chiedendo il risarcimento. —
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