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Quota 100, Lucca seconda in Toscana: all’Inps 336 domande

Gianni Parrini
Quota 100, Lucca seconda in Toscana: all’Inps 336 domande

Dai patronati confermano l’interesse ma a frenare le adesioni ci sono la decurtazione dell’assegno e il ritardo nel Tfr

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LUCCA. Quota 100 fa gola, sono 336 le richieste arrivate all’Inps dalla provincia di Lucca, seconda in Toscana, preceduta solo da Firenze. Tre richieste su quattro arrivano da lavoratori uomini, poche le lavoratrici.

Non c’è stato un vero e proprio boom di richieste ma l’ipotesi dell’uscita anticipata dal lavoro riservata ai 62 anni con almeno 38 anni di contributi fa gola ai lucchesi, tanto che nei patronati della città sono giorni intensi. «Molti lavoratori – spiega Cristina Moriconi, del patronato Inca Cgil – si presentano per farsi fare il conteggio dei contributi e simulare il confronto tra l’assegno che riceverebbero con Quota 100 e quello che invece spetterebbe loro se attendessero i requisiti previsti dalla legge Fornero. Un boom? Non direi, c’è curiosità e tanta consulenza ma un’adesione ancora relativa. Di base si riscontra una certa diffidenza data dal fatto che il provvedimento deve essere ancora convertito in legge (c’è tempo fino al 28 marzo, ndr) per cui prima di dare le dimissioni dal lavoro ci pensano anche perché non c’è una scadenza per fare domanda, eccezion fatta per i dipendenti pubblici che devono decidersi entro il 28 febbraio».

A frenare le richieste c’è anche il nodo della cosiddetta penalizzazione, che poi tale non è: «Su questo – prosegue Moriconi – è stata fatta un po’ di confusione. Se uno va in pensione con Quota 100 prende meno soldi perché ha versato meno contributi e percepisce l’assegno per un periodo più lungo. La differenza è solo nel cosiddetto “montante” ma non c’è una penalizzazione vera e propria come ad esempio avviene per le lavoratrici che optano per quota 100, che in questo modo rinunciano al calcolo misto retributivo (per gli anni fino al 1995) più contributivo (dal 1996 in poi), optando per un calcolo puramente contributivo e assai più penalizzante».

Ma quanto si perde andando in pensione con Quota 100? Per capirlo facciamo un esempio concreto: un lavoratore di banca con una qualifica di dirigente e uno stipendio mensile di 2.400 euro, con quota 100 prenderebbe 1.850 euro di assegno. Se invece decidesse di andare in pensione con i requisiti previsti dalla Fornero dovrebbe rimanere al lavoro per altri 5 anni, ma alla fine avrebbe un assegno di 200 euro in più al mese, ovvero 2.050. Ci sono poi altre questioni che frenano l’adesione: «Ad esempio – spiega Moriconi – la dilazione dei tempi per la riscossione del Tfr per i dipendenti pubblici. La legge prevede concede fino a 2 anni e mezzo per la riscossione. Ma se un lavoratore se ne va con Quota 100 deve aggiungere ai 2 anni e mezzo anche quelli dell’uscita anticipata: in pratica il Tfr rischia di arrivare dopo 5-6 anni. Infine c’è la questione di genere: più di tre quarti delle domande arrivano dagli uomini, perché le donne spesso hanno una situazione contributiva più frastagliata e irregolare». «Come Cgil Questo – conclude Fabrizio Simonetti, segretario provinciale della Cgil – non siamo contrari al fatto che si vada prima in pensione, ma non riteniamo giusti questi strumenti». —
 

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