Sicurezza
Storie di migrazione raccontate a scuola
Muselakwakaba (colui che si sposta) è il titolo del progetto che l’attore Marco Brinzi sta per portare nelle superiori
Storie di migrazione raccontate attraverso il linguaggio teatrale, per far capire alle giovani generazioni il dramma di coloro che abbandonano la propria terra per mete ignote, sperando di andare incontro a una vita migliore. Illusione per tanti, realtà per chi in qualche modo riesce a integrarsi, seppur con fatica, e cambiare il percorso della propria esistenza. Uno dei temi sociali più attuali e discussi di questi ultimi anni diventa un progetto didattico-teatrale rivolto agli studenti delle scuole superiori di Lucca che, attraverso una serie di testimonianze dirette, potranno “toccare con mano” la complessa realtà dei flussi migratori che riguardano anche il nostro Paese.
Muselakwakaba, ovvero colui che si sposta, nasce dall’idea dell’attore lucchese Marco Brinzi, il quale sarà protagonista dei sei incontri in programma dalla prossima settimana alla fine di marzo che vedranno coinvolti oltre cinquecento studenti degli istituti superiori lucchesi che hanno aderito in modo massiccio all’iniziativa.
I primi cinque incontri si svolgeranno al Cred di via Sant’Andrea e quello conclusivo nell’auditorium dell’Istituto tecnico commerciale Francesco Carrara.
«I ragazzi, spiega l’assessora Ilaria Vietina - saranno coinvolti in prima persona e interagiranno con i migranti presenti, chiamati a raccontare la loro storia e il percorso fatto per arrivare nel nostro Paese, ma anche le vicissitudini, le sofferenze e le difficoltà che essi hanno dovuto sopportare per giungere in quella che per loro è una Terra promessa».
L’approccio utilizzato sarà fortemente interattivo e, grazie al linguaggio teatrale, gli studenti avranno modo di affrontare l’argomento in maniera più coinvolgente, visto che potranno ascoltare le testimonianze direttamente da chi ha vissuto il dramma della migrazione.
«L’idea di fondo del progetto è trovare una chiave nuova e diversa che prenda le distanze dalla lezione frontale e lasci spazio alle emozioni e al confronto diretto» sottolinea l’assessora Lucia Del Chiaro, secondo la quale questo è un modo efficace per sviluppare nelle giovani generazioni la cultura della solidarietà nei confronti dei popoli in transito «come lo siamo stati anche noi italiani - tiene a precisare - quando abbiamo attraversato gli oceani per andare a lavorare e costruirci un futuro».
Peccato però che oggi le situazioni non siano le stesse di un tempo e chi migra lo fa privo di progetti lavorativi e in molti casi si trova allo sbando e senza la possibilità di integrarsi.
«Raccontare storie può anche essere doloroso, soprattutto da parte di chi le ha vissute e, nonostante sia riuscito nell’impresa di migrare, continua ad avere grosse difficoltà di inserimento» è il pensiero di Marco Brinzi che ha costruito il progetto di concerto con l’amministrazione comunale di Lucca e il forum della cooperazione internazionale, con l’obiettivo di portare i giovani a conoscere meglio il fenomeno dell’emigrazione e a riflettere da un’ottica diversa sui flussi «che - dice - nessuno potrà fermare perché di portata mondiale». —
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