Sicurezza
Chiesti 3 anni e 10 mesi ad un impresario edile per omissione di soccorso
LUCCA. La procura della Repubblica chiede una condanna a 3 anni e 10 mesi per un imprenditore edile di 65 anni della Piana accusato di omissione di soccorso, violenza privata, lesioni, minaccia oltre ad una serie di reati legati alla violazione delle norme in materia di prevenzione infortuni e sicurezza sui luoghi di lavoro. Otto mesi sono stati chiesti dall’accusa per il geometra del cantiere edile dove si verificò l’infortunio in veste di responsabile della sicurezza. L’istruttoria dibattimentale adesso è conclusa e a fine mese il giudice Stefano Billet leggerà la sentenza. L’incredibile vicenda di sfruttamento del lavoro che sembra provenire da un racconto degli inizi del Novecento in aree degradate del nostro Paese, risale al 6 settembre 2014. Un operaio rumeno cade dal tetto a 4 metri di altezza mentre lavora di sabato in un cantiere a Santa Margherita. Il titolare della ditta incaricata dei lavori, anziché adoperarsi per soccorrerlo avvertendo un’ambulanza, con l’aiuto di altri manovali (tre hanno patteggiato anni dal gup) simula un incidente stradale. Fa adagiare il muratore infortunato su un’anta di un armadio utilizzata come lettiga e lo fa trasferire con il furgone della ditta in una zona a 3-4 chilometri di distanza. L’incidente sul lavoro si era verificato alle 13,45 e il muratore aveva riportato la frattura scomposta dell’avambraccio e de femore destro con prognosi di 40 giorni. Eppure, nonostante la perdita di sensi, l’operaio viene adagiato sull’asfalto sistemandogli accanto la sua bici per simulare l’incidente stradale. Sono le 15,58 quando un collega di lavoro avverte il 118 affinché il compagno venga soccorso raccontando ai volontari che lo ha trovato steso sulla strada. —
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