Il Tirreno

Lucca

Rischio esodo in comune 

Ecco quota 100, tutti la vogliono ma in pochi (per ora) la pigliano

Gianni Parrini

Sono 40 i dipendenti con i requisiti per la pensione anticipata: solo 7 le domande Raspini: «C’è grande incertezza, serve una norma transitoria per le sostituzioni»

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Arriva quota 100, tutti la vogliono ma in pochi (almeno per ora) la pigliano. E così sul Comune regna l’incertezza. Ma andiamo con ordine.

La possibilità di andare in pensione con almeno 38 anni di contributi e 62 di età solletica la voglia di dire addio al lavoro di chi ha tali requisiti. Proprio in questi giorni le pubbliche amministrazioni stanno facendo un conto dei potenziali beneficiari di quota 100 e si interrogano su cosa succederebbe se vi fosse un esodo in massa dalla macchina pubblica.

Anche a palazzo Orsetti non si fanno trovare impreparati: numeri alla mano lo scenario che si va delineando appare piuttosto fosco, con una stima massima di 56 uscite nel corso del 2019: si tratta di 16 dipendenti il cui pensionamento è già previsto perché hanno maturato i requisiti sulla base della legge Fornero; a questi si aggiungono altri 40 dipendenti che invece hanno i requisiti per quota 100. Se tutti e 40 decidessero di sfruttare la possibilità di uscita anticipata gli uffici del Comune si ritroverebbero di botto con 56 dipendenti in meno, oltre il 10% del totale (circa 500). Un colpo basso per il funzionamento della macchina amministrativa, che rischierebbe di incepparsi o quantomeno di subire un serio contraccolpo.

Al momento, però, tale scenario è lontano dal realizzarsi. Per adesso sono solo 7-8 i dipendenti che hanno chiesto di uscire con quota 100. A pesare sulla scelta è la decurtazione dell’assegno dell’Inps, che sarebbe più leggero – dal 5 al 20% a seconda dei casi – per chi decide di lasciare il lavoro anticipatamente rispetto a quanto previsto dalla legge Fornero. Occorre anche precisare che per il momento tra i 7-8 che hanno fatto richiesta per quota 100 non ci sono dirigenti comunali: non perché manchino loro i requisiti, ma semplicemente perché nel giro di un paio di anni andrebbero comunque in pensione senza decurtazioni del trattamento previdenziale. Per intenderci Mauro Di Bugno, Maurizio Tani, Giovanni Marchi, Lucia Dal Porto e Graziano Angeli potranno andare in pensione tra il 2020 e il 2022 e al momento non sembrano intenzionati a precorrere i tempi. Ma mai dire mai.

Questa situazione crea incertezza all’interno di palazzo Orsetti. «Se uscissero tutti e 56 i dipendenti sarebbe un guaio – spiega l’assessore al Personale Francesco Raspini –, ma al momento le domande per quota 100 non sono molte. Restano i problemi di programmazione e sostituzione del personale che vanno affrontati nell’immediato: per risolverli servirebbe una norma transitoria. Il turn over dei lavoratori che vanno in pensione è garantito ma solo a partire dall’anno successivo all’uscita. Questo significa che se a febbraio escono 56 persone dovrò farne a meno per il resto del 2019 e potrò sostituirle solo nel 2020. Potremmo sopperire con le mobilità ma visto che tutti i Comuni devono fare i conti con l’incertezza legata a quota 100 si è determinato un effetto domino per cui oramai sono poche le amministrazioni che danno il nulla osta per i trasferimenti. Inoltre nella finanziaria ci sono norme astratte che creano difficoltà di programmazione: si dice, ad esempio, che i concorsi dovrà farli la Funzione pubblica e che le graduatorie saranno valide solo per i posti legati a quella selezione. Tutti aspetti che devono essere chiariti perché così generano confusione». —

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