Finanza
Il Centro Chiavi d’oro riparte con le stufe comprate dagli anziani
L’attività è ripartita con la tombola. I frequentatori: «Questo luogo è il nostro antidoto alla solitudine»
A capotavola siede la giocatrice che ha vinto di più: due barattoli di pesto e un pacco di spaghetti. E non le basta: continua a giocare, puntando, a ogni tombola, la folle cifra di venti centesimi. Si chiama Andreina Mariani, nata a Massa, «poi mi sono sposata e mi sono trasferita a Lucca, abito a Nave». Ha 103 anni compiuti il 30 novembre. «Ma fra poco ne faccio 104», sottolinea. Gioca senza occhiali, Andreina. Gli occhi azzurri sono vivacissimi. «Qui alle Chiavi d’Oro mi porta il mio genero. Che faccio il pomeriggio se non vengo qui? I miei parenti e mio marito mi sono morti tutti».
È un giorno di festa al centro Chiavi d’Oro: ieri, 4 febbraio, il maggiore luogo di aggregazione per anziani in centro storico, ha riaperto i battenti, dopo due mesi di chiusura perché l’impianto di riscaldamento è guasto. Non un problema alla caldaia: l’impianto è vecchio e va rifatto da zero e ci deve pensare l’amministrazione comunale, proprietaria della struttura. Ma gli anziani del centro – una media di quaranta-cinquanta tutti i pomeriggi eccetto il sabato, unico giorno di chiusura – guidati dalla presidente dell’associazione di volontariato Chiavi d’Oro, la signora Neva Maria Nieri, hanno trovato la soluzione: hanno comprato due stufe a corrente, modello tipo lampada, e via, sono ripartiti. Chiuso, il centro non può stare: le tombolate quotidiane, il caffè (a sessanta centesimi), la merenda (gratis) tutti insieme, le chiacchiere e anche qualche sana litigata, la musica e il ballo la domenica con i soci Sandro e Aldo che suonano e cantano, le conferenze settimanali su argomenti vari di cultura sono il sale delle loro vite, il più delle volte trascorse in solitudine. Sono il motivo per uscire, pettinarsi e curarsi, per stare bene. Il centro è prevenzione sulla salute.
«A novembre – racconta Neva, il cui primo assistente volontario è il marito Galliano Micheletti (presidente del gruppo anziani Oltreserchio) – il Comune ci ha detto che dovevamo stare chiusi due mesi per svolgere i lavori necessari. Ma non sono stati fatti: sono stati stanziati dei soldi per le strutture sociali, ma la casa famiglia di via Urbiciani ha avuto la precedenza. Dopo due mesi di chiusura il nostro direttivo ha deciso di riaprire: troppi anziani erano danneggiati dalla chiusura del centro. Siamo molto grati a una persona: Patrizia Veloce, l’impiegata del Comune nostra referente. Lei ha scoperto che l’impianto della luce del centro ha sei chilowattora di potenza, in grado di reggere fino a tre stufe. Così ci siamo precipitati a comprarle. Ne avremmo prese anche tre, ma ne abbiamo trovate solo due, circa trecento euro di spesa: ce lo possiamo permettere, abbiamo il nostro “gruzzoletto”. Abbiamo comprato anche gli scaldini per i bagni, ma abbiamo scoperto che non ci sono le prese». Nella voce di Neva non c’è rabbia, solo amarezza.
Nella sala della tombola c’è energia da vendere, l’allegria si tocca con mano: gli anziani sono tornati nella loro “casa” comune. «In questi due mesi che il centro era chiuso – racconta Anita Simoncini, una bella signora di 87 anni con un volto che ricorda l’attrice Meryl Streep – il pomeriggio andavo a letto. Quando sono rimasta vedova, a 60 anni, ho viaggiato tanto, ma il tempo è passato e ora i viaggi non li faccio più». «A venire qui il tempo passa veloce, qui si fa una parola. Mi mancava tanto il centro quando era chiuso: a casa vengono troppi pensieri», spiega Luigina Petrini, seduta vicino ad Anita. «Che ci vuole, basta un pochino di caldo per riportarci tutti qui. Glielo dico, sa, al sindaco Tambellini quando lo incontro, che a noi ci deve pensare»: sentenzia Maria Gineselli (Giulietta), una frequentatrice del centro, già in prima linea per le battaglie sulle navette. Francesca Teani, seduta a un altro tavolo, è raggiante: «Sono contenta che il centro abbia riaperto. Qui si passano belle ore. Se il centro è chiuso, io vado a letto». —
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