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Lucca

«Questo temporale era normale ma il cambiamento climatico c’è»

Luigi Spinosi
«Questo temporale era normale ma il cambiamento climatico c’è»

Tanta acqua ma in un arco di tempo lungo, e il territorio ha retto  Per il segretario dell’Autorità di bacino sono altri i segnali allarmanti  

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L’esperto

No, questa volta non siamo davanti a un fenomeno eccezionale. O meglio, non è un fenomeno insolito se il metro di paragone è quello degli eventi tradizionali. Il problema è qui: gli acquazzoni “normali”, semplicemente un po’ più intensi del solito, stanno diventando una rarità, sostituiti da fenomeni più brevi ma molto più violenti, i “flash flood” (le cosiddette “bombe d’acqua”, per usare un termine abusato).

Massimo Lucchesi, segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Settentrionale, è sicuramente un esperto in materia, e da tempo denuncia il problema del cambiamento climatico in corso e delle sue conseguenze sul territorio. «In questo caso – spiega riferendosi al nubifragio degli ultimi giorni – non siamo davanti a un fenomeno eccezionale. Sì, è caduta una gran quantità di acqua, ma nell’arco di 48 ore. Non ci sono le caratteristiche di un flash flood, è un evento abbastanza ordinario, di quelli che eravamo abituati a sopportare, e infatti il territorio ha retto sostanzialmente bene l’impatto, nonostante la mole di acqua (e non solo quella caduta dal cielo, ma anche quella proveniente dalla neve che si è sciolta ndr)». Ma il fatto di essere davanti a un evento “normale” non deve farci sentire al sicuro, perché i segnali di un cambiamento climatico ci sono tutti. Insomma se una rondine non fa primavera, un temporale ordinario non indica un ritorno a un clima normale: «I segnali di un cambiamento ci sono – riprende Lucchesi – va rimarcato per esempio come in questi giorni, prima dell’ultimo evento, fossero bassi i livelli dei corsi d’acqua. Questo perché non abbiamo più piogge, e quelle che abbiamo sono intense ma di breve durata». Più piogge meno intense infatti garantiscono un flusso costante di acqua, al contrario di pochi eventi più intensi. Questo si riflette anche sugli invasi (fondamentali sotto molti aspetti, dall’agricoltura alla produzione elettrica), e porta a ripensare anche alla loro gestione: «Su questo fronte abbiamo all’interno dell’Autorità delle fasi critiche, proprio per i fenomeni estremi. È un tema centrale, da affrontare, per esempio individuando sul territorio nuovi invasi, e per il quale c’è una volontà di intervento anche a livello nazionale». —

Luigi Spinosi

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