Il Tirreno

Lucca

Dal servizio civile al Cantiere giovani per dare un’occasione ai più sfortunati

flavia piccinni
Dal servizio civile al Cantiere giovani per dare un’occasione ai più sfortunati

L’impegno di Leonardo Butelli è iniziato negli anni Ottanta insieme a don Bruno Frediani, fondatore del Ceis «Nella nostra epoca sono i ragazzi i veri poveri: sono lasciati soli e questo toglie energia alla società»

5 MINUTI DI LETTURA





il personaggio

flavia piccinni

«Lasciare sole le nuove generazioni è come tagliare alberi, foreste, togliere acqua ed energia ad una società. All’istruzione si sottrae risorse, si vaneggiano soluzioni iperboliche, perdendo di vista soluzioni semplici ma efficaci, come un grande piano per l’istruzione. E invece si insegna loro odio e violenza, revanscismo e ingiustizia». Parla così Leonardo Butelli, attivo volto del Cantiere Giovani e presidente dell’associazione Oikos, sposato con l’avvocato Ilaria Maffei e padre di Giovanni che studia Philosophy, politcs and economy study alla Ca’ Foscari di Venezia.

Parla con un’educazione che ha qualcosa di antico e di inafferrabile, mentre mette in fila la sua vita e il suo presente: fino a 24 anni ha vissuto a Pistoia, dove ha fatto i primi studi. Dopo la maturità, è il turno di Firenze. «Studiavo lettere a filosofia, e successivamente sono arrivato a Lucca come obiettore di coscienza alla Caritas Diocesana. Erano gli anni della leva obbligatoria, la mia avversione alle armi e a qualsiasi tipo di violenza mi indussero a fare domanda come obiettore di coscienza. Mi mandarono a Lucca dove conobbi don Bruno Frediani, fondatore del Ce.I.S. Gruppo “Giovani e Comunità”. Presi servizio nell’associazione che mi distaccò insieme ad altri tre obiettori presso l’Artigianelli, in via dell’Angelo Custode. C’era da ricreare tutto e sotto la guida di don Bruno Frediani nacque il nostro primo progetto ragazzi». Dal Progetto Ragazzi, Butelli si cimenta con il “Progetto Giovani”, nel quartiere di Sant’Anna, una sperimentazione a più servizi (sport, sale studio, laboratori professionali e formativi). Poi arrivò lo Spazio Aperto, poi Kaboom. «Per questo lavoro intenso a fianco dei giovani fui chiamato dal 1986 al 1992 al tavolo dei consulenti del Ministero dell’Interno, direzione dei servizi civile e cooperazione, per la stesura di un Prototipo di “Progetto Obiettivo Giovani” da diffondere a tutti i Comuni d’Italia. A lavoro concluso mi sono dedicato alla formazione dei ragazzi adolescenti, riprendendo una vecchia tradizione e modernizzandola». L’idea è frutto di un’intuizione: recuperando la tradizione del ragazzo di bottega, Butelli rielabora i piani didattici e professionali e della formazione e avvia la “Bottega della solidarietà” aperta ai giovani che non studiavano e non trovavano lavoro. Il progetto si evolverà nel 2017 nel Club Job, laboratori didattici per ragazzi dai 12 ai 18 anni che hanno con la scuola un percorso accidentato per i più svariati motivi. Fra le tante attività, una manciata di giorni fa è stata aperta sempre a Sant’Anna, grazie anche al contributo della Fondazione Banca del Monte di Lucca, l’officina moto-ricycling. «È – prosegue Butelli - il coronamento di un sogno per molti ragazzi. La peculiarità di questo Club Job, in cui si trova la riciclofficina, è che sarà aperto gratuitamente ai ragazzi due pomeriggi alla settimana e insegnerà la meccanica applicata alla moto».

Ma torniamo al passato. Torniamo al 1984, quando Butelli a fianco di don Bruno Frediani, della compianta Maria Eletta Martini e di Giuseppe Bicocchi, lavorò ai prodromi del Centro nazionale per il volontariato con il compito di organizzare un convegno biennale. «Tutto quel lavoro condusse al coagularsi attorno al Centro dei gruppi e associazioni di volontari. Il movimento che ne scaturì portò la legge 266/90, la prima che disciplinava il settore». Nel 2006, Butelli viene chiamato da don Bruno a rivestire il ruolo di direttore del Centro studi e documentazione sull’emarginazione, le dipendenze e l’intercultura e in parità di genere (CeSDoP) condotto in connessione tra Ce.I.S. e Provincia di Lucca. Nel 2011 la sede del Centro studi viene trasferita dal centro al Cantiere Giovani, spazio polivalente della Provincia frequentato ogni giorno da quasi da cento ragazzi. Ed è qui che Butelli lavora oggi. Ma in questa storia – dove il passato e il presente si intrecciano -, parlando dell’oggi riaffiora un ricordo che spunta nella conversazione come la decisione che cambia la vita. «Quando ero obiettore, oltre ad avere attività pomeridiane da gestire, a turno dormivamo nella comunità alloggio che ospitava una decina di adolescenti. In particolare io seguivo due ragazzi molto difficili. Una sera, sentendo troppo silenzio, andai a fare un giro nelle camere per controllare: in una trovai un ragazzo in piedi sulla finestra, era chiaro l’intento di buttarsi. Corsi a prenderlo e lo buttai a terra. Fu allora che piangendo mi raccontò la vita che aveva vissuto in casa fatta di botte, violenze e stupri. Fu da allora che presi la decisione di occuparmi di volontariato e di impegno con i ragazzi. Per questo i miei progetti sono tutt’ora legati ai ragazzi e ai giovani. A me piace vedere crescere le competenze di un ragazzino, sia quelle manuali, che quelle intellettive, educative e sociali». E trovare così soluzione a un vuoto strutturale nella nostra città, che diventa purtroppo specchio di una noncuranza e di un pressapochismo congenito al Paese. «La cultura giovanile a Lucca stenta ad affermarsi per i motivi che valgono per tutta Italia. Non ci sono attenzioni alle loro vite e alle loro fatiche, a quello che esprimono in termini letterari, artistici, musicali, professionali. A loro fu destinato il Cantiere con spazi per suonare, o per cimentarsi con cineprese e montaggio, o il progetto del Comune, Creative Hub. Per il resto qua e là qualcuno si trova per conto proprio la strada artistica o professionale. I giovani sono preda di una narrazione che li vuole vittime dell’alcol e delle droghe e per alcuni è vero, ma ci sono altri che cercano disperatamente di affermarsi con lo studio, la musica e l’arte, ma non trovano né spazi né lavoro. Vede…». Si ferma. «Considero i giovani che attraversano questa epoca come i veri poveri, come i veri emarginati. Sa che un giovane di vent’anni nel 2004 impiegava 10 anni per raggiungere l’indipendenza economica, e che nel 2020 ne impiegherà 18, arrivando quindi a 38 anni? Ecco, questo è il problema. Questo si chiama togliere futuro ai giovani». —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa