Sicurezza
Il grido di dolore dei genitori di Andrea: «Un anno senza nostro figlio e senza giustizia»
La famiglia del giovane di 21 anni ucciso in Darsena travolto da un’auto pirata: «Abbiamo bisogno di mettere un punto»
Nella camera di Andrea Lucchesi tutto è rimasto come prima: la tuta appoggiata sul letto, le sue medaglie vinte nelle gare di corsa. È come se lui fosse ancora lì. Correva Andrea nella sua vita spensierata da ventenne. Correva come il vento. Anche la notte del 3 febbraio scorso era uscito da casa di corsa, quando ormai era già tardi, per andare a ballare con gli amici in un locale di Viareggio. Ma è lì che la sua corsa si è fermata. Travolto da un’auto guidata da un suo coetaneo, all’uscita da un locale della Darsena, mentre insieme a un altro ragazzo, Fabio Biagini, erano diretti verso il parcheggio per tornare a casa. A San Macario, dove lo aspettavano mamma Fiorella, papà Mario e il fratello Giacomo. Ma Andrea ha chiuso gli occhi lì, senza che nessuno degli occupanti della macchina si sia fermato a soccorrerlo; Fabio invece ha riportato delle gravi ferite e dopo un lungo ricovero è riuscito a riprendersi.
È passato un anno da quella terribile notte fra il 3 il 4 febbraio e il dolore che si è impossessato della vita di questa famiglia non accenna a diminuire. Impossibile darsi pace per una fine così atroce e allo stesso tempo inspiegabile. «Eravamo una famiglia felice - dice Fiorella con la voce rotta dal pianto - e guardaci ora. Mi ricordo che una delle sere prima dell’incidente Andrea era nella taverna ad allenarsi ed è salito su a petto nudo. Prima di fare la doccia si guardava i muscoli allo specchio e mi ha detto: “Hai visto mamma? Hai visto che muscoli? E chi mi ammazza a me... ». Ma ad aumentare la sofferenza di questa famiglia sono anche i tempi lunghi della giustizia. «A un anno dalla morte di Andrea ancora non c’è stata la chiusura delle indagini che invece ci aspettavamo già entro l’estate scorsa - spiegano i familiari - per noi è uno stillicidio. Abbiamo bisogno di mettere un punto a questa storia, di uscirne il prima possibile. Non c’è più rispetto per chi subisce reati e troppo buonismo per chi li commette. La speranza è che almeno sia un’indagine scrupolosa».
Per il momento infatti l’iter giudiziario ha visto solo la richiesta di messa alla prova per i tre ragazzi che si trovavano in auto, una Lancia Y, insieme al conducente, Anthony Caturano, 25 anni. I tre, tutti di Viareggio, devono rispondere di omissione di soccorso: a decidere se accogliere o meno la richiesta di messa alla prova, che rappresenta una misura alternativa al processo, sarà il giudice Giuseppe Pezzuti. La sua decisione è attesa per il mese di giugno. Anthony Caturano invece è accusato di omicidio stradale commesso in stato ebbrezza alcolica o di alterazione psicofisica conseguente all’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope, lesioni stradali gravi o gravissime, fuga del conducente in caso di omicidio stradale e lesioni stradali. «Non penso alla vendetta - dice Fiorella - ma questi ragazzi devono capire. È morto un ragazzo per nulla, l’hanno ammazzato per la strada. Noi siamo distrutti, siamo qui a leccarci le ferite mentre loro vanno in giro a fare quello che gli pare. Sono state raccolte seimila firme per dire "no" alla decisione del gip che ha consentito all’investitore di tornare al lavoro. La petizione è stata depositata in tribunale ma sappiamo che non ha alcun effetto. A noi però è stata utile perché ci ha fatto sentire la vicinanza di tantissime persone». —
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