Sicurezza
Polveri fini, Piana maglia nera per sforamenti in Toscana
Da noi anche le medie più alte di Pm 2,5. L’attacco di Menesini: «Regione e ministero muti ai nostri richiami»
LUCCA. Alla Piana lucchese il primato negativo per la quantità di sforamenti delle polveri fini (Pm10) nel 2018: per 53 giorni (a fronte di un numero massimo annuale previsto di 35) i valori registrati dalla centralina di evidenza regionale collocata in via Carlo Piaggia a Capannori (riferimento per tutta la Piana) sono svettati ben oltre il limite consentito dei cinquanta microgrammi per metro cubo di particolato. In più occasioni hanno superato quota cento, fino a centoventi e più. . È quanto si legge nel report sulla qualità dell’aria di Arpat, l’agenzia regionale di protezione ambientale. Gli sforamenti rilevati nella Piana nel 2018 sono il numero più alto in Toscana e, come accade pressoché ogni anno, concentrati nel periodo tra novembre e febbraio (da fine novembre infatti si sono susseguite varie ordinanze nei comuni della Piana per vietare il transito dei veicoli diesel fino a Euro 3). Sempre consultando i rilievi di Arpat, ad esempio, dal 28 dicembre al 27 gennaio (31 giorni in tutto), la quantità di polveri fini registrata dalla stazione di via Piaggia è stata oltre la soglia per 23 giornate.
È questo il dato più preoccupante sulla salute dell’aria della Piana. La media giornaliera annuale della concentrazione di polveri fini è pari a 31 microgrammi (sotto il limite di 50) ma anche in questo caso Arpat sottolinea che «le medie massime annuali si sono registrate nella stazione di traffico di via Gramsci a Firenze e alla stazione di fondo di Capannori». Entro il limite (a quota 22) la media annuale 2018 registrata dalla centralina di via Piaggia per le polveri finissime (Pm 2,5) . «Il limite normativo di 25 microgrammi al metro cuo riferito all’indicatore della media annuale 2018 - riporta Arpat - è stato rispettato in tutte le stazioni della rete regionale. I valori più alti di Pm2,5 sono stati registrati, analogamente agli anni precedenti, dalla stazione di Lucca Capannori». A questo quadro si aggiunge la criticità della situazione relativa all’ozono: il valore obiettivo per la protezione della popolazione (ammessi fino a 25 giornidi superamenti l’anno) è stato superato in sette stazioni regionali su dieci. In questo caso la stazione di riferimento per la Piana è quella di Lucca Carignano, che ha registrato i valori più alti della regione.
«Solo un lavoro importante sulle alberature, sulla mobilità sostenitbile, sull’incentivazione all’uso di biciclette, auto elettriche, camion elettrici o a gas, più trasporti di merci su rotaia, sistemi di filtraggio e biocamini per ridurre le emissioni possono migliorare la salute dell’aria - dice il sindaco di Capannori Luca Menesini -. Come Comune abbiamo presentato nel 2016 al ministero dell’Ambiente e nel 2018 alla Regione progetti di questo tipo per chiedere fondi da distribuire alla popolazione per incentivare l’acquisto di mezzi a minore emissione. Mai avuto risposta, ma torneremo subito alla carica».
«I dati diffusi da Arpat - aggiunge Menesini - purtroppo confermano quelli degli anni precedenti: la Piana lucchese è una piccola Pianura Padana, la situazione più critica in Toscana. Sono stati fatti passi avanti soprattutto a fronte delle emergenze, ma noi dobbiamo fare interventi di tipo diverso. Occorrono progetti di area, interventi strutturali e importanti su biomasse e trasporti, sulla mobilità in genere e sugli scarichi industriali. Una situazione inaccettabile: è in gioco la salute dei cittadini. Gli enti a cui ci siamo rivolti devono capire che la Piana lucchese produce ricchezza locale e nazionale con le sue cartiere, che comportano un indotto di traffico di merci e trasporto di persone. È necessario un piano di azione concreto».
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