Gioco
Danneggiamento e tentativo d’incendio Sette detenuti nel registro degli indagati
Chiusa l’inchiesta della procura dopo i tumulti del 28 dicembre a cui presero parte reclusi italiani, romeni e nordafricani
Un vento di ribellione, dipeso da alcuni soggetti poi trasferiti in altre strutture penitenziarie, aveva portato ad una serie di atti di insubordinazione con rilevanza penale all’interno del carcere di San Giorgio. Ma il 28 dicembre scorso si era andati oltre al tentativo o all’aggressione nei confronti degli agenti di custodia, alla resistenza e alle lesioni a pubblico ufficiale. C’era stata un’azione congiunta da parte di almeno sette detenuti di varie nazionalità: italiani, rumeni, nordafricani. Era stato dato fuoco, all’interno di una cella, ad un materasso e ad un cuscino con le fiamme che avevano provocato una nube di fumo che aveva invaso i locali e generato momenti di tensione con qualche detenuto che inalando gas tossici aveva avuto una leggera intossicazione. Contestualmente, il locale della struttura penitenziaria adibita a sala ricreativa, è stato pesantemente danneggiato: dai bagni adiacenti qualche detenuto ha aperto e divelto i rubinetti causando una copiosa fuoriuscita d’acqua che ha quasi allagato la stanza rendendola inutilizzabile.
INDAGINE CONCLUSA
A un mese di distanza dal grave episodio e sulla base della ricostruzione della polizia penitenziaria la procura della Repubblica ha chiuso le indagini e si appresta a chiedere il rinvio a giudizio. Dagli accertamenti delle guardie carcerarie sarebbe emerso che, anche per episodi precedenti che avevano visto protagonisti soggetti singoli, ci sarebbero stati un paio di detenuti che con il loro atteggiamento arrogante e dispotico erano in grado di sobillare e di manipolare il comportamento di molti reclusi. La procura, con il supporto della polizia penitenziaria e del vertice della struttura, ha provveduto ad allontanare quei soggetti che sono stati condotti in altri penitenziari e che dovranno rispondere però dei reati contestati dalla pubblica accusa. Dal momento in cui sono stati accompagnati con i cellulari in altre strutture penitenziarie i reati commessi dai detenuti all’interno del San Giorgio sono spariti e il clima è decisamente più vivibili e meno teso.
I PROBLEMI DI S. GIORGIO
Ma Pasquale Salemme, segretario nazionale e delegato per la Toscana del sindacato Sappe, entra più a fondo nelle problematiche del carcere di San Giorgio: «Negli ultimi cinque-sei mesi del 2018 all’interno della struttura c’erano soggetti, detenuti per reati comuni, che fomentavano con il loro comportamento violento e prepotente gli altri detenuti nelle celle limitrofe. C’è stata quindi un escalation di episodi che hanno provocato non pochi problemi al personale della polizia penitenziaria. I fatti del 28 dicembre sono stati la goccia che ha fatto traboccare il vaso e l’allontanamento di un paio di soggetti decisamente sfrontati ha contributo ad abbassare la tensione ed evitare pericoli anche per gli agenti di custodia». Salemme però insiste sulle carenze strutturali: «Il malessere che aleggia nel penitenziario lucchese è legato ad un luogo ormai fatiscente che non aiuta detenuti e agenti. Mancano gli spazi adeguati affinché gli ospiti possano compiere le attività collegate alla detenzione: corsi teorici e lavori di varia natura. Senza poter rendersi utili il nervosismo tra i reclusi aumenta. A questo aggiungiamoci i tagli all’organico voluti della legge Madia che, a Lucca, ha ridotto il numero di agenti del 30% rispetto a quello che era originariamente coperto. Non solo, la stragrande maggioranza della polizia penitenziaria lucchese in servizio è di un’età superiore ai 50 anni e fa fatica a reggere carichi di lavoro sempre più estenuanti. Oltre all’opera meritoria della magistratura serve l’intervento immediato della politica». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
