Toscana
«Il teatro è la mia vita, il mio amore Così, senza una logica: è nel mio destino»
Cataldo Russo: attore, regista, attivista teatrale, origini calabresi e cresciuto a Lucca. Una vita per il palcoscenico la sua Tanto lavoro, grandi soddisfazioni: ha allestito due opere liriche al Teatro Nazionale di Sejong a Seul, con grande successo
il ritratto
flavia piccinni
È una “storia di amore, calcio e persecuzioni quella che oggi, in occasione della giornata della memoria, debutterà a Collesalvetti. A partecipare allo spettacolo ci sarà anche Cataldo Russo, cresciuto a Lucca da genitori calabresi, animatore culturale cittadino e – secondo un neologismo - attivista teatrale.
«Erno Erbstein – mi racconta - è stato l'inventore del calcio moderno. Negli anni Trenta allenava la Lucchese, in serie A. Era ungherese di origini ebree, e fu costretto a lasciare l'Italia a causa delle leggi razziali. Per la sua squadra aveva scelto uomini liberi che avrebbero pagato cara la loro avversione al regime. Sua figlia Susanna era una grande ballerina e si ritrovò, con il padre, a contatto con l'aberrante follia dei campi di sterminio. Con questo spettacolo raccontiamo attraverso prosa, danza, musica e immagini, di come l'amore sia più forte di ogni cosa. L'amore per una figlia, quello per un papà. L'amore per un ideale, una passione. E il calcio è una metafora di tutto questo. Essere ribelli non significa non rispettare le regole, ma saper distinguere fra quelle giuste e quelle sbagliate». In questa divisione si insinua – per una strana silloge – la vita e la storia di Russo, che incontra il teatro giovanissimo: «Come ogni amore che nasce non c’è una spiegazione logica. Una volta andato via da Lucca ho capito che il teatro era nel mio destino. A Napoli ho avuto la fortuna di conoscere il senso profondo della teatralità e di seguire un'intera stagione del Teatro San Carlo, innamorandomi dell'opera Lirica. Poi sono stato a Firenze, dove ho completato il mio percorso formativo come attore e come studente universitario».
In qualità di attore della compagnia del centro universitario teatrale, Russo ha avuto modo di viaggiare per l'Europa e frequentare i festival più importanti. Tanti i seminari con grandi compagnie e grandi maestri come Judith Malina e il Living Theatre, ma soprattutto con Nikolaj Karpov. Tutto concorre a creare il suo sguardo, e lo spinge a realizzare numerose regie di opere liriche - fra queste a Lucca l'opera per ragazzi Il Pirata Barbastrisce e nella piazza di San Gimignano La Traviata. Insieme a Nicola Fanucchi e Cosimo Lorenzo Pancini realizza anche due allestimenti lirici al Teatro Nazionale di Sejong di Seul: Turandot nel novembre del 2017 e L’Elisir d’amore nell’agosto scorso.
«Sono state – precisa - due esperienze straordinarie con una bellissima accoglienza dal pubblico coreano. Per l’opera di Puccini abbiamo avuto oltre 9000 spettatori e la trasmissione sul primo canale nazionale della tv coreana visto da milioni di spettatori. Con questi progetti abbiamo cercato di esprimere la nostra idea sull’opera con l’obiettivo di avvicinarla il più possibile al grande pubblico. Non deve esserci distinzione tra cultura “alta” e pop. L’opera deve essere realizzata con grande qualità, ma è necessario che arrivi al più vasto pubblico possibile. La costruzione di queste relazioni sono state la parte più soddisfacente. Il teatro è condivisione: riuscire a trasmettere emozioni in paesi così lontani mi rende orgoglioso». Legati al teatro sono dunque pezzi del suo passato e della memoria, che ricomposti fanno uno struggente mosaico: «Mi ricordo – aggiunge - la primissima recita alla scuola materna, e poi le prime esperienze teatrali con le compagnie lucchesi. Ma ne ho anche una da spettatore: da adolescente invitai due amiche a vedere Madama Butterfly. Mi piacevano entrambe, ma non avrei mai avuto il coraggio di dichiararmi. Non mi fidanzai con nessuna delle due, ma capii che non avrei potuto più fare a meno di Puccini».
Da anni Russo lavora al Teatro del Giglio: «La grande difficoltà nel costruire uno spettacolo è riuscire a vivere questo processo con coinvolgimento e con distacco: fare teatro è un atto d'amore, stai costruendo qualcosa che ami, vedi crescere, ma allo stesso tempo devi avere la capacità di distaccarti perché ciò che sta nascendo non sarà più tuo, ma del pubblico. La cosa più difficile è non essere troppo innamorati delle proprie idee. Partiamo dalle nostre suggestioni, ma allo stesso tempo dobbiamo essere rispettosi nei confronti dell’autore e in ascolto rispetto alla percezione del pubblico. Costruire uno spettacolo teatrale non è solo un atto di pura creatività. L'aspetto organizzativo, la pianificazione del lavoro, il clima del team sono fondamentali. È necessario cercare di essere al tempo stesso creativi e rigorosi, avere la capacità di ascoltare gli umori di tutto il gruppo di lavoro che in una produzione operistica può essere piuttosto numeroso. Tutto questo senza dimenticarci che in una creazione artistica dobbiamo anche divertirci».
Parla al plurale più che al singolare, e tutto mostra che teatro per lui è lavorare in squadra. Anche a Lucca: «La nostra città – mi spiega - esprime un fermento di artisti e di iniziative notevoli e di qualità. Il teatro è luogo di comunità e in un mondo che vive di relazioni sempre più liquide e superficiali, assume una funzione imprescindibile come luogo di incontro, di benessere, di contatto e di crescita». Ma anche la nostra città è rete in un mondo senza freni: «Ogni volta che torno da un mio viaggio mi rendo conto della bellezza di Lucca e della sua capacità di ispirazione davvero unica e straordinaria. Al di là del luogo comune che ci racconta di una città chiusa, Lucca si è molto trasformata negli ultimi anni mostrando capacità di apertura e curiosità verso i nuovi stimoli culturali ed esprimendo eccellenze a livello internazionale in tanti settori. Evidentemente è una terra di creatività, quel voler alzare lo sguardo oltre le mura porta dei magnifici risultati. Non rimprovero nulla, ma attenzione la trappola è dietro l’angolo. Non caschiamo nell’errore di pensare che il mondo si fermi qui. Ci sono meravigliose storie da conoscere e condividere. Abbiamo il dovere di condividere con le altre bellezze del mondo questa bellezza che ci appartiene». —
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